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20 febbraio 2017

10 ANNI SENZA TOMMY, PER LA MAMMA UN “FINE PENA MAI”

01 marzo 2016

Di Rossana Spartà – Sono trascorsi dieci anni ma credo che il suo volto ce lo ricordiamo ancora in molti. Lui si chiamava Tommaso Onofri e dalla prima sera della sua sparizione entrò nelle nostre case semplicemente come Tommy. La storia di questo bimbo è una tra le peggiori della cronaca nera italiana. Spietata.
Tommy viene rapito la sera del due marzo del 2006, all’ora di cena. Mentre la famiglia si trova a tavola viene a mancare la corrente. Il papà esce e viene immobilizzato da due uomini che prendono il bambino e scappano. Il piccolo probabilmente spaventato inizia a piangere come fanno tutti i bambini del mondo quando hanno paura, quando c’è qualcosa che non va. Il pianto è l’unico modo che un bambino ha per comunicare il suo malessere.
I due rapitori non lo comprendono e invece di tranquillizzare il piccolo Tommy, prendono un badile e lo fanno tacere per sempre.
Gli assassini vengono presto catturati, due uomini e una donna. Il primo Mario Alessi, dei precedenti per stupro e rapina tenuti celati, ha lavorato come muratore in casa Onofri, la sua donna Antonella Conserva una di quelle donne che pur di non rimanere sole si accompagna al losco individuo coprendone le malefatte. Il terzo elemento di questa banda di sconsiderati è il compagno di merende dell’Alessi, tale Salvatore Raimondi.
Perché in queste ore la triste storia del piccolo Tommy viene ripresa dalle testate giornalistiche?
Perché l’Alessi, condannato all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio del bambino, grazie alla sua buona condotta potrebbe ottenere il permesso di uscire dal carcere per motivi di lavoro durante il giorno e a questa possibile evenienza Paola Pellinghelli si sta opponendo con tutte le sue forze.
Viene difficile per chi considera il carcere non certamente valido sistema di recupero di individui sbandati e disadattati dire buttate via la chiave e lasciatelo dentro fino alla fine dei suoi giorni. Viene difficile ma altro non viene da dire.
Ci sono reati che non possono venire “ridimensionati” da una buona condotta. Quello che è stato fatto al piccolo Tommy è uno tra i reati più aberranti che ci siano. I bambini non si violano, non si toccano, non si uccidono. Colui che riesce ad arrivare ad un gesto simile merita di scontare la sua pena fino all’ultimo giorno. Mario Alessi sconti l’ergastolo come lo sta scontando, da quell’orrendo giorno di marzo 2006, la mamma di Tommy

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