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25 giugno 2017

A SORPRESA CINA E TAIWAN RIPRENDONO A DIALOGARE

07 novembre 2015

Di Romina Rosolia – Taiwan (la capitale è Taipei) è un isolotto nel mare delle Filippine. A ovest è sovrastata dall’immensa Cina che conta oltre 1,35 miliardi di abitanti contro i 23,46 milioni di Taiwan. Un tasso demografico che fa della Repubblica Popolare Cinese uno dei Paesi più popolati al mondo.

A separarli non c’è soltanto un abisso di dimensioni. Oltre alle proporzioni, vi è stata – finora – una freddezza politica ed istituzionale calata tra i due stati a partire dal 1945, anno a cui viene fatto risalire l’ultimo incontro tra i massimi dirigenti delle due parti (ma Taiwan non era ancora uno Stato).

Un momento che vide, quindi, protagonisti Mao Tse Tung e il leader nazionalista Chiang Kai-she a Chongqing, allora capitale della Cina appena liberata dall’occupazione giapponese.

Pechino, capitale cinese e attuale sede del potere politico-militare, considera Taiwan (conosciuta anche come “Repubblica di Cina”) una provincia ribelle che prima o poi dovrà essere riunita alla madrepatria.

Lo Stato di Taiwan – che dal 1996 è una piena democrazia – non è, infatti, riconosciuto né dalla Cina (Repubblica Popolare Cinese), né dagli altri membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu (Stati Uniti, Russia, Regno Unito e Francia), nonché dal Canada e dagli altri Paesi dell’Unione europea.

Taiwan intrattiene con essi, tuttavia, rapporti di collaborazione nonché commerciali, solitamente con un ufficio di rappresentanza facente funzioni di ambasciata. Al gennaio 2012 è riconosciuta da 23 Paesi in tutto il mondo, tra cui il Vaticano.

Oggi, dopo 70 anni, gli attuali leader sono tornati a guardarsi negli occhi e a stringersi la mano. L’incontro è avvenuto a Singapore, all’estrema punta meridionale della penisola malese. «Nessuna forza ci può separare, siamo una sola famiglia». Così il presidente cinese Xi Jinping (a destra della foto) al collega taiwanese, Ma Ying-jeou. Il leader taiwanese, stringendogli la mano, gli ha risposto: «Entrambe le parti devono rispettare i valori e il modo di vivere dell’altro».

Chinese President Xi Jinping, right, and Taiwanese President Ma Ying-jeou, left, shake hands at the Shangri-la Hotel on Saturday, Nov. 7, 2015, in Singapore. The two leaders shook hands at the start of a historic meeting marking the first top level contact between the formerly bitter Cold War goes since they split amid civil war 66 years ago. (AP Photo/Wong Maye-E)

È – insomma – il gioco delle parti, è il bisogno di predominio e di difesa di chi rappresenta una nazione. Vedremo cosa cambierà, in meglio, dopo questa storica stretta di mano.

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