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25 giugno 2017

ACCUSA DI VILIPENDIO PER STORACE, PROCESSO RINVIATO: “UN REATO DI CASTA”

13 gennaio 2016

Di Maria Paola de Stefano – Si sarebbe dovuto celebrare questa mattina, presso la Corte di Appello di Roma, il processo a Francesco Storace, leader di La Destra e vicepresidente del Consiglio della regione Lazio. Storace è accusato di vilipendio al capo dello Stato. I fatti risalgono al 2007, allorquando fu, per primo, il presidente Napolitano, a definire indegno l’intervento di Storace che denunciava l’uso spregiudicato dei Senatori a vita da parte dell’allora governo Prodi.

Il leader della Destra, altro non fece che rispedire al mittente l’accusa di indegnità, ritenendo che venendo a mancare, a suo avviso, l’imparzialità propria di un presidente della Repubblica, Napolitano fosse inadeguato al suo ruolo istituzionale.

Lo stesso aggettivo, proferito da entrambi, contestualmente, è valso a Storace la condanna in I grado a sei mesi di pena sospesa, mentre le parole di Napolitano non sono sottoposte a giudizio.

Per questo motivo Storace definisce l’accusa di vilipendio “un reato di casta”, “È in gioco la libertà di schierarsi dalla parte della democrazia contro la satrapia”- dichiarava stamane dalle colonne de Il Giornale d’Italia. Il processo a causa dell’assenza del giudice relatore, è stato aggiornato al prossimo giugno.

Più agguerrito che mai, Storace è determinato ad andare fino in fondo a questa vicenda: “Io dissento e sono fiero di farlo, aveva postato sui social prima di entrare in aula,  seguito da un “non mollo”, dichiarato all’uscita del tribunale insieme all’annuncio della rinuncia alla prescrizione.

“Se dovesse esserci una condanna per un reato d’opinione, allora chi la emetterà dovrà assumersi anche la responsabilità di mandarlo in galera”.

Non per tangenti, non per truffa e neanche per aver favorito organizzazioni criminali, ma per aver semplicemente espresso il proprio pensiero. Sembrerebbe assurdo, eppure è così.

Si è deciso di mantenere in essere un reato d’opinione che appare chiaramente incompatibile con la tutela costituzionale della libera manifestazione del pensiero e della critica politica. Nessuna parola è stata fino ad oggi spesa sull’argomento da Napolitano, che si è sempre dichiarato uno strenuo difensore della libertà.

Nulla ha fatto la Boldrini e gran parte del Parlamento che su questo tema, è o si finge distratto.

Eppure nel processo a Storace, c’è in ballo quello che è il sale della nostra democrazia, il diritto sacrosanto a dissentire. In caso di condanna verrebbe messo in atto un vilipendio alla libertà e alla coscienza critica di tutti gli italiani, d’ogni parte politica.

Auguriamoci che non accada ,che in questi mesi, si recuperi il buonsenso. Cercare di silenziare il dissenso per via giudiziaria, è cosa che appartiene ai regimi totalitari.  Sarebbe un ulteriore passo indietro per la nostra democrazia e verrebbe scritta un’altra pagina buia nella storia della giustizia italiana.

Mai come ora, che la nostra civiltà è sotto attacco, che la nostra libertà è quotidianamente minacciata e i nostri diritto messi in discussione, difendere ogni spazio di libertà e democrazia non solo è giusto, ma necessario. Ne va della nostra stessa sopravvivenza da uomini liberi.

C’è tempo fino a giugno, chi può intervenga non solo e non tanto a difesa di Storace, ma in difesa della libertà di pensiero di tutti noi.

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