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26 giugno 2017

AUSTRIA E UNGHERIA RIVOGLIONO I MURI PER TENERE LONTANI I MIGRANTI

08 febbraio 2016

Di Rossana Spartà – L’Austria, nella giornata di sabato, si è schierata con l’Ungheria dando il suo appoggio alla richiesta di una linea di difesa nei Balcani, in primo luogo in Macedonia, per fermare l’afflusso di migranti che la Grecia sembrerebbe incapace di gestire e che starebbe destabilizzando Schengen.

L’annuncio lo ha dato Sebastian Kurz, capo della diplomazia Austriaca, all’uscita di una riunione UE tenutasi ad Amsterdam, cui hanno partecipato anche i Paesi dei Balcani e La Turchia.
Kurz ha anche invitato Atene a non fingere davanti alla Commissione Europea di aver avuto una corretta gestione del flusso dei migranti, perché l’instabilità di Schengen dimostra esattamente il contrario.

La cooperazione con Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia, allo scopo di garantire la sicurezza di Schengen, viene vista da Austria e Ungheria come l’unica soluzione alternativa all’impossibilità di controllare il confine tra Grecia e Turchia.

Il Ministro per gli Affari Esteri Ungherese, Peter Szijjarto, critica duramente Atene accusando la totale mancanza di difesa al sud della UE e riprende quanto già era stato chiesto il 22 gennaio dal Ministro Ungherese Viktor Orban e da quello Sloveno Miro Cerras,  una recinzione lungo i confini di Macedonia e Bulgaria che isolasse la Grecia.
L’Ungheria ha intanto già provveduto a recintare con filo spinato le frontiere con la Serbia e la Croazia.

Sempre nella giornata di sabato, Federica Mogherini ha smentito la notizia che dava l’Unione Europea pronta per una missione militare in Macedonia e ha ribadito che la chiusura delle frontiere non è la soluzione al problema perché quello che deve essere assolutamente evitato è che i Balcani si trasformino in un nuovo parcheggio per rifugiati.

La Macedonia che nel 2015 ha visto transitare 700.000 mila migranti e necessita di rinforzi da parte di tutti i Paesi Europei, non soltanto da Ungheria e Austria, difende Atene, ricordando quanto sia difficile gestire una frontiera marittima davanti alla pressione di due milioni di migranti già arrivati in Turchia.
L’UE sta chiedendo da mesi alla Grecia apra dei centri per la registrazione e l’identificazione di coloro che arrivano sulle isole del Mar Egeo al fine di separare i rifugiati dai cosiddetti migranti economici, in modo che questi ultimi possano essere espulsi il più rapidamente possibile.

Tutto quanto sopra è irrilevante. Se non interverranno soluzioni politiche intelligenti e capaci ci sarà un territorio Europeo destinato a diventare il Nuovo Libano. Rimane da capire a chi toccherà.

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