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26 giugno 2017

AYLAN ERA UNO, TUTTI GLI ALTRI SONO NESSUNO

09 febbraio 2016

Di Rossana Spartà – Era settembre e ci eravamo illusi che qualcosa potesse veramente cambiare. Indignati e commossi abbiamo pianto e chiesto di fermare l’orrore. La foto di Aylan, il piccolo rifugiato Siriano riverso sulla spiaggia, faceva il giro del mondo. Entrava nelle case mostrando per la prima volta, in tutta la sua crudezza, a che punto era arrivata l’umanità.

Sono passati mesi e la foto di Aylan continua ancora a girare sul web, ma le voci sono sempre meno indignate, smorzate dall’abitudine anticamera dell’ indifferenza.

Dei ventisette migranti che hanno trovato la morte lunedì nel Mare Egeo, al largo delle coste occidentali della Turchia nel tentativo di raggiungere le isole greche con la speranza di una nuova vita, lontana da guerre, fame e distruzione, undici erano dei bambini.

Aylan è altrove, lontano. Aylan è solo una foto sul web e sulla spiaggia, ora, ci sono solamente tanti piccoli “nessuno”.

Un dramma nuovo di una situazione oramai vecchia. Una piccola imbarcazione di quaranta disperati in fuga verso l’isola di Lesbo che affonda: qualcuno si salva, qualcun altro no. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati ha stimato che dall’inizio dell’anno sessantottomila migranti hanno raggiunto la Grecia attraverso il mare.

Lunedì ad Ankara si trovava anche la Cancelliera Angela Merkel a discutere con il Primo ministro Turco Ahmet Davutoglu in merito alla situazione delle coste Turche. La Turchia è uno dei punti di partenza principale per i migranti che vogliono raggiungere l’Europa.
Ankara e Bruxelles hanno firmato a novembre un “piano d’azione” stanziando un contributo economico europeo di tre miliardi di euro alle Autorità Turche in cambio di un efficace e rafforzato controllo, da parte loro, delle frontiere e della lotta ai passeurs.

La situazione al confine tra Siria e Turchia sta precipitando. I campi di accoglienza sono oramai saturi a causa dell’afflusso di migliaia di persone in fuga da Aleppo dopo la recrudescenza dei combattimenti di questi giorni e i bambini iniziano a morire anche “a terra” per le condizioni disperate che sono costretti ad affrontare.

Così lunedì è morta Garam, bimba Siriana, di freddo e di stenti. Insieme alla madre erano appena riuscite a varcare il confine turco.

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