• Think News | rss
  • Think News | contatti
  • Think News | Flickr
  • Think News | YouTube
  • Think News | Twitter
  • Think News | Facebook
23 giugno 2017

CASO “ASIA BIBI”, ULTIMA CHANCE PER SALVARLA DA CONDANNA A MORTE

18 aprile 2015

Di Helene Pacitto – C’è un marito che sta disperatamente cercando di salvare la madre dei suoi figli. C’è una famiglia che lotta con amore per una parte di essa. Sono i familiari di Asia Bibi, il cui presente e il cui futuro vacillano da ormai cinque anni fra le mura di un carcere in Pakistan, dopo una pesante condannata a morte per false accuse di blasfemia.

I suoi familiari, di religione cristiana come lei, non si arrendono affinché Asia venga salvata. Cercano interlocutori in tutta Europa affinche` possano interessarsi del loro caso ed aiutarli attraverso azioni diplomatiche.

Nei giorni scorsi sono stati a Roma ed hanno incontrato Papa Francesco e subito dopo l’incontro in San Pietro, il marito di Asia, Ashiq Masih e la figlia più piccola dei due, Eisham, hanno partecipato ad un incontro organizzato dal senatore Mario Mauro nella sala stampa di Montecitorio.
Con loro Jospeh Nadeem, loro avvocato ma anche educatore e responsabile della «Renaissance Education Foundation» di Lahore, che attualmente garantisce cura e accoglienza alla famiglia di Asia, curando anche l’istruzione dei suoi figli.

Sempre a Roma è stato proiettato in anteprima il film-documentario «Libertà per Asia Bibi», già in visione a Madrid il 17 aprile nell’ambito del congresso «Siamo tutti Nazareni», una convention che riunisce le testimonianze di cristiani vittime di persecuzioni, come Asia Bibi, in diversi paesi del mondo.

La mobilitazione dell’opinione pubblica su tale caso in Italia, inizia nel 2011 con una lettera molto sentita da parte dell’ex ministro alle Pari Opportunità, Mara Carfagna, che scrisse: “Asia Bibi è una donna. Una donna cristiana, con il dono più prezioso, quello della Fede. Una madre di quarantacinque anni e cinque figli. Nessuna di queste caratteristiche peculiari dovrebbe poterle costare la vita. Invece Asia Bibi è condannata a morte. Un tribunale pachistano ha emesso la sentenza. Asia Bibi non ha commesso alcun reato, la sua “colpa” è il suo credo, il nostro credo, cioè la Fede in Dio. Lo dimostra l’accusa con la quale è stata trascinata in tribunale: blasfemia nei confronti di Maometto”.

E ancora, Carfagna scrisse: “Poco importa se i racconti di questa presunta blasfemia sono confusi, se il processo è probabilmente una farsa, fondato solo su quanto affermato dalla polizia locale: di fronte al dramma di Asia Bibi non possiamo restare in silenzio. Le ragioni della politica, anche quella – delicatissima – internazionale, non possono sopire il nostro senso di repulsione nei confronti di una persecuzione che rischia di trasformare una contadina del Pakistan in una martire”.

Attualmente il caso è nelle mani della magistratura pakistana: dopo la condanna a morte in primo grado, confermata in appello, sarà la Corte suprema a doversi pronunciare. «È l’ultima chance», ha rimarcato Nadeem, il suo avvocato. Sarà ora il tempo a mostrare gli effetti sortiti dagli ultimi incontri con le istituzioni italiane.

Ti potrebbe interessare anche

Powered byOnlyYouAdvertising