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24 giugno 2017

CINEMA VERITA’, I TRE DOCUFILM DI AMBROGIO CRESPI

20 giugno 2015

Di Giuseppe Gallinella – Ormai è diventato un piacevolissimo appuntamento attendere le uscite dei lavori diretti da Ambrogio Crespi. Una gavetta di tutto rispetto la sua, che lo forma collaborando a produzioni televisive e teatrali al fianco del grande maestro di vita e di giornalismo dell’indimenticabile Gianfranco Funari.

Nel 2013 realizza il docufilm dedicato a Enzo Tortora, un volto tanto amato quanto odiato dalla televisione e dalla stampa, nonché martire della malagiustizia italiana. Si parla del prestigioso Premio SIFF meritevolmente consegnato al documentario dal titolo: “Enzo Tortora, una ferita italiana”, esposizione cinematografica che ha suscitato alcune critiche in incerti ambienti giornalistici e non… Ma che ha trovato il coraggio di denunciare le verità nascoste dell’Italia imbavagliata e finta cieca.

Un documento, il caso di Enzo Tortora, che per certi versi sembra ripercorrere la vicenda che ha colpito lo stesso regista Ambrogio Crespi, anche lui come il noto conduttore fu ingiustamente accusato e arrestato per bocca di un infermo di mente millantatore affiliato alla ‘ndrangheta milanese trascorrendo recluso ben 200 giorni nelle mani di una giustizia distratta e incompetente.

Restando nella professionalità eseguita con passione e dedizione, Crespi si orienta nella denuncia cinematografica filmando la quotidianità di un Paese sempre più abbandonato a se stesso. Un aspetto diverso questo cinema italiano un po’ in affanno negli ultimi anni, ma del tutto nuovo, ricco, pieno di verità e con la capacità di orientare lo spettatore ad accogliere riflessioni che documentano, appunto, le carenze di amministrazioni e di istituzioni.

Con la straordinaria partecipazione di Raoul Bova in “Capitano Ultimo – Le ali del falco”, Ambrogio Crespi spinge un altro docufilm suscitando riflessioni proprio sulla base della testimonianza del vero Capitano Ultimo, nonostante la sua vita ristretta per sempre nell’anonimato, questo eroe non perde la voglia e la speranza di essere sempre in prima fila al servizio degli ultimi. “MALATERRA” cronologicamente è l’ultimo lavoro.

Un altro documento che denuncia con quanta crudeltà e indifferenza hanno avvelenato una delle più belle regioni d’Europa, la Campania. Una terra già martoriata dalla disoccupazione, dal precariato sociale, succube dalla piaga della camorra che non ha avuto rispetto nemmeno per i propri figli.

Ma Napoli è il sole, è colore, è amore… Napoli è l’Italia. Ancora una volta, quindi, ci vuole l’estro e il coraggio per denunciare il silenzio che da anni è sepolto insieme ai barili contaminati. “MALATERRA” è un docufilm annunciato, un documento voluto e ricostruito nella sua triste vicenda che compone due facce della stessa medaglia.

Da un lato la distrazione delle alte cariche istituzionali, se così si può dire, di non essere stati pronti ad intervenire in tempo, e dall’altra la malavita organizzata che si arricchiva avvelenando la propria terra e la propria gente nell’indifferenza dell’omertà e con l’aiuto, in alcuni casi, delle stesse istituzioni. Ambrogio Crespi, questa volta, ha accolto in pieno la denuncia del Maestro Gigi D’Alessio, il quale in più occasioni è stato il primo a parlare della sua e della nostra terra martoriata.

Insieme alla preziosa esperienza di un grande Sergio Rubino, Crespi ha reso, ancora una volta, questo progetto cinematografico unico nel suo genere. Dunque, dei veri e proprio “scurnacchiat” questi tre professionisti, ai quali va tutta la mia stima personale con l’augurio che questo inedito trio, questo sposalizio culturale artistico, ci possa emozionare con altri capolavori verità.

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