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23 giugno 2017

CRISI UCRAINA, A MINSK UN RISULTATO MINIMO

11 febbraio 2015

Di Maria Romano – A Minsk, la diplomazia europea è affidata a Merkel e Hollande. Sono loro i soli esponenti che rappresentano l’Ue in un vertice a dir poco decisivo per le sorti del continente.

Sì, perché non neghiamocelo, l’esito dei negoziati e del confronto tra i membri del gruppo di contatto Mosca-Kiev-Osce-separatisti è determinante; anche se dopo l’esplosione di piazza Maidan il vento della cronaca si era placato, il conflitto in Ucraina non si è mai sopito e la tensione tra Mosca e Kiev ha influenzato non solo la politica mondiale, ma anche l’economia internazionale.

Le discussioni sono molto intense, ma dalle indiscrezioni, sembra che si protrarranno anche giovedì; lo scopo? Mettere a punto un documento che, ripartendo dagli accordi di Minsk del 5 settembre scorso, sia approvato da tutti. Una dichiarazione congiunta, insomma. Un risultato magro, soprattutto se si pensa che sullo sfondo, mentre le delegazioni parlavano, si stagliava un quadro di violenza e combattimenti, di accuse e reprimende da una parte all’altra dell’Oceano, di minacce di ulteriori sanzioni.

Gli scogli da superare per arrivare a un accordo globale, forse, erano troppi; molto più semplice rilanciare gli accordi di Minsk. Su quali siano i meccanismi di controllo di questa tregua, ancora, poco è chiaro, e la paura è che l’accordi risulti alla lunga, solo un altro pezzo di carta.

La speranza è che basti per fermare la continua escalation di violenza.

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