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23 giugno 2017

CULLA DELLA VITA: UNA MADRE E UN FIGLIO ABBANDONATI DA TUTTO E DA TUTTI

04 febbraio 2016

Di Elena Capra – Solo due mesi ed è stato lasciato, e non a caso utilizzo il termine lasciato piuttosto che lo scontato “abbandonato” due giorni addietro, nella “culla della vita” nella clinica Mangiagalli a Milano. Due mesi è di importanza basilare sottolineare che il bimbo è quindi vissuto con la madre per 60 giorni.

Così come è di estrema importanza sottolineare che non è stato abbandonato come spesso avviene per strada o in qualche cassonetto dei rifiuti (mi astengo in questo caso dal commentare) ma la madre lo ha lasciato nel posto più sicuro che potesse trovare in una città come Milano.

Ora per Giovanni, questo il nome dato al bimbo, la Procura ha depositato stamattina, presso il Tribunale per i minorenni, la richiesta per la dichiarazione di adottabilità. L’atto, stando a quanto è stato spiegato, apre in pratica il procedimento di adottabilità del piccolo, il quale, sempre da quanto riferito, potrebbe già nei prossimi giorni essere affidato temporaneamente a una famiglia, su decisione dei giudici minorili.

Ma non è questo il punto, ci rallegriamo se Giovanni sarà affidato ad una famiglia che ne avrà cura per il resto della sua vita e ci auguriamo che lo accolgano quanto prima, il punto vero è la disperazione di una madre che ha dato alla luce un figlio, che per due mesi lo ha cresciuto, allattato, abbracciato ma che si è arresa alla vita.

Perchè dico questo, perchè se una madre partorisce un figlio e lo fa scientemente, l’aborto sarebbe stata l’alternativa più semplice, ma non vi è ricorsa, vive vita nella vita per 60 giorni con suo figlio, e poi lo affida anonimamente ad una struttura, è perchè niente e nessuno intorno a lei e al bambino le hanno fatto da scudo, da sostegno, da supporto per affrontare una maternità.

Non venite a dirmi i servizi sociali, l’aiuto alla famiglia, e via dicendo, chi è madre e magari ha cresciuto un figlio da sola sa bene di cosa sto parlando, esite in questo nostro maledetto paese tutto ma solo sulla carta, provate a chiedere un posto in un asilo nido comunale, i posti sono contingentati e pochi, pochissimi possono accedervi.

Provate a lavorare un lavoro normale, già il bambino si ammala e si deve correre a riprenderlo all’asilo, ci sono le riunioni a scuola, le visite mediche, le vaccinazioni, e questa donna deve fare il giocoliere arrabattandosi alla meno peggio per fare tutto, con l’incubo incombente che al prossimo “permesso” lavorativo, le dicano di starsene a casa.

Già la costituzione ci dice all’Articolo 31 “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo” appunto, belle parole peccato che siano solo  ed esclusivamente parole.

Ma non è finito qui, pensate che un normale lavoro si possa mantenere un figlio? Qualcuno ha stimato che dalla nascita alla maggior età il costo sarebbe pari all’acquisto di una Ferrari ovvero all’incirca diecimila euro l’anno e una persona che magari se tutto va bene guadagna 1200 euro al mese come lo mantiene un figlio, senza l’aiuto di nessuno con la necessità di un asilo, o di una baby sitter, senza famigliari che possano aiutarla o sostituirla.

Questo penso sia passato nella mente di quella povera madre abbandonata da chiunque che si è privata del sangue del suo sangue sperando di garantirgli una vita normale senza stenti, quanti laceranti pensieri le hanno attraversato la mente, quali strazianti domande si sarà fatta.

Quanto dolore nel suo cuore nel lasciare il suo bambino, un dolore che porterà con se per tutta la vita, una ferita che non si cicatrizzerà mai e sarà nella costanza del tempo il suo maggiore delitto.

E in tutto questo la Costituzione, lo Stato dove sono? Tutti relegati alla mera funzione di evanescenti ectoplasmi.

 

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