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26 giugno 2017

DAVID BOWIE, UNA LEGGENDA PRIMA ANCORA DI MORIRE

11 gennaio 2016

Di Emma Baldi – Era già una leggenda prima ancora di morire, David Bowie, che lascia il suo pubblico a pochi giorni dalla presentazione sul suo ultimo album, «Balckstar» Stellanera, uscito l’8 gennaio di quest’anno, giorno del suo 69esimo compleanno. Era da tempo malato di cancro.

Una copertina a tinte fosche, l’ultima. Su cui c’è disegnata una stella nera, senza indicazioni né nomi. Un pezzo cupo e sperimentale «Balckstar» che forse rappresenta il suo stato d’animo: la canzone dura 9 minuti e 57 secondi.

Bowie, di origini britanniche, ha attraversato cinque decenni di musica rock, reinventando nel tempo il suo stile e la sua immagine: dalle ballate spaziali alle scorribande nei territori r’n’b e dance, dagli show multimediali alle incursioni sul set, dal folk acustico all’elettronica, passando attraverso il glam rock, il soul e il krautrock ecreando alter ego come «Ziggy Stardust», «Halloween Jack», «Nathan Adler» e «The Thin White Duke» famoso in Italia come il “Duca Bianco”.

David Bowie ha, insomma, lasciato tracce che hanno influenzato molti artisti. A partire dalla romantica Life on Mars.

Lascia una enorme eredità musicale iniziata nel 1967, divenendo da allora uno degli artisti con più album venduti al mondo, quasi 98 milioni.

Il suo interesse per l’interiorità. Già nel 1967, Bowie si interessò alla dottrina tibetana, incoraggiato da Tony Visconti e dall’amicizia col rifugiato Chime Tulku Rinpoche, tant’è che trascorre alcune settimane d’isolamento monastico con quattro Lama tibetani in Scozia, insieme alla compagna Hermione Farthingale.

Tanto che al Daily Telegraph dichiarerà: «Molto di quello che all’inizio mi aveva attratto del buddhismo è rimasto con me, l’idea della transitorietà e che non c’è niente cui aggrapparsi pragmaticamente, che ad un certo punto dobbiamo lasciare andare ciò che consideriamo a noi più caro, perché la vita è molto breve. La lezione che ho probabilmente imparato più di qualsiasi altra cosa è che la mia soddisfazione viene da quel tipo di investigazione spirituale. E questo non significa che voglio trovare una religione a cui aggrapparmi, significa cercare di trovare la vita interiore delle cose che mi interessano».

Prima ancora di affrontare la sua battaglia contro il cancro, Bowie aveva dismesso i panni di rockstar per stare più vicino a sua figlia Alexandria Zahra che a soli 4 anni, nel 2004, in Germania aveva rischiato di morire per il blocco di un’arteria coronaria. 

Da allora ha iniziato a prediligere il ruolo del papà: andava alle recite scolastiche della figlia, frequentava il solito bar italiano in Lafayette Street, dove nessuno lo disturbava, e sfruttava l’anonimato che gli regalava New York per registrare canzoni all’insaputa di tutti.

Ciao David!

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