• Think News | rss
  • Think News | contatti
  • Think News | Flickr
  • Think News | YouTube
  • Think News | Twitter
  • Think News | Facebook
23 giugno 2017

DIRITTI LGBT, OLTRE LE CITTA’ ARCOBALENO

30 marzo 2015

Di Fabio Corbisiero* – Nonostante in questi giorni il testo base sulla regolamentazione delle unioni civili abbia trovato anche in Senato il suo primo sì, il dibattito e le spaccature sulle unioni omosessuali è ancora acceso. L’assenza di leggi nazionali di carattere complessivo in materia di diritti delle coppie di fatto in quanto tali (invero tanto etero, quanto omosessuali) rende l’Italia uno dei Paesi del mondo democratico più fermo sotto questo profilo. Tale deficit normativo ha una serie di conseguenze: da una parte implica la forzata supplenza dei Giudici sul tema, sollecitati da istanze di riconoscimento dei diritti degli omosessuali in funzione antidiscriminatoria; dall’altra aumenta la tenacia dei movimenti e delle organizzazioni LGBT le cui rivendicazioni, sempre più incisive sul piano sociale, si stanno coagulando intorno alla figura dei Sindaci a cui, da qualche anno, è stata socialmente affidata la responsabilità di tradurre e mediare le rivendicazioni omosessuali dal piano locale a quello nazionale. Se la fuga avanti dei “Sindaci arcobaleno” assume, talvolta, il sapore di una battaglia contro l’intemerata cattolica, la loro è una forma di adesione alla propria agenda politica e, al tempo stesso, pressione politica sul Parlamento. Nell’ottobre 2014, ricordiamo, i Sindaci di Cagliari, Bologna, Milano, Napoli e Roma sono stati alla ribalta delle cronache per avere assunto una posizione di sfida nei confronti del Ministro degli Interni Angelino Alfano e aver difeso a spada tratta il registro delle unioni civili come strumento di cittadinanza formale, benché simbolica.

Quasi una gara tra Comuni italiani che oscilla tra solidarietà civile e leadership carismatica. Si tratta di quelle che altrove (Corbisiero 2013, 2014) ho classificato come “città arcobaleno”: aree del Paese in cui il governo locale e le associazioni omosessuali rivendicano diritti di cittadinanza che materializzano attraverso dispositivi di policy, spesso più simbolica che sostanziale, come i registri delle unioni civili. Alla luce di queste considerazioni e di quanto emerso in una recente ricerca dell’Osservatorio LGBT dell’Università Federico II di Napoli, si possono avanzare alcune riflessioni. In primo luogo, è evidente che se il governo delle cosiddette politiche arcobaleno si organizza sostanzialmente intorno al rapporto tra sindaci e associazionismo LGBT, questo non può colmare il deficit normativo che ancora c’è in Italia su alcune dimensioni della vita degli omosessuali, come la convivenza e/o il matrimonio; dall’altro le dimensioni demografiche e territoriali, le culture e i livelli di civicness dell’Italia giocano un ruolo importante per l’inclusione sociale delle persone omosessuali. In un rapporto di stretta reciprocità tra capacità proattiva dei Sindaci e forza delle organizzazioni LGBT, il Parlamento italiano dovrebbe strizzare l’occhio ai territori e alle sue rappresentanze istituzionali e sociali, perché  si vada oltre il decisionismo simbolico (degli amministratori locali) e il movimentismo (delle associazioni omosessuali).

L’Italia arranca in 32° posizione nel Rapporto 2014 ILGA Europe sull’inclusione sociale degli omosessuali e un maggiore dialogo tra città arcobaleno e parlamento italiano potrebbe colmare quel deficit di democrazia di cui il nostro Paese ancora soffre, sostenendo uno scatto verso il riconoscimento di piena cittadinanza a tutti gli italiani. Anche a prescindere dal proprio orientamento sessuale.

*Docente di Sociologia – Dipartimento di Scienze Sociali Federico II.

    Powered byOnlyYouAdvertising