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25 giugno 2017

DIRITTI UMANI, DA AMNESTY UNA RICHIESTA RAGIONEVOLE. ANCHE L’ITALIA FACCIA LA SUA PARTE

26 febbraio 2015

Di Mara CarfagnaAmnesty International ha presentato il suo rapporto annuale (2014-2015) sullo stato dei diritti umani nel mondo. La sintesi di tutti i dati può essere racchiusa in una parola: bocciatura.

Antonio Marchesi, Presidente della sezione italiana di Amnesty, ha così spiegato la situazione: “Il quadro complessivo dello stato dei diritti umani è tetro, ma le soluzioni ci sono. I leader mondiali devono intraprendere azioni immediate e decisive per invertire un’imminente crisi globale e fare un passo avanti verso un mondo più sicuro, in cui i diritti e le libertà siano protetti”.

Popolazioni con diritti umani violati, che vivono sotto il controllo di bande armate; popolazioni alle quali sono negate libertà di espressione e di religione; popolazioni rifugiate che scappano dai conflitti; paesi in cui sono in atto crimini di guerra in cui vengono perseguitate le donne… E’ evidente che esistono due mondi diversi: uno relegato allo stato brado, alle barbarie; un altro civilizzato.

Parole e azioni ai Governi dunque, all’Onu e in primo luogo all’Occidente. Certamente noi occidentali dobbiamo sentirci in dovere di aiutare e tutelare quella parte di popolazioni più in difficoltà. Proprio per questo Amnesty elenca alcune raccomandazioni, tra cui la richiesta ai cinque Paesi membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu di “rinunciare al diritto di veto nei casi di genocidio o altre atrocità di massa”.
Viene fatta una richiesta ben precisa, su cui tutti gli Stati dovrebbero riflettere. Una istanza non solo ragionevole, ma anche largamente condivisibile che merita un approfondimento da parte di tutti i Governi, e sulla quale non si può non essere d’accordo.
Dunque un bisogno impellente di sicurezza contro le minacce che mettono a rischio i diritti umani fondamentali e diritti civili.

Questo è il quadro generale nel Mondo e le cifre di Amnesty parlano chiaro:

–          160: sono i paesi nei quali Amnesty International ha svolto ricerca o ricevuto informazioni da fonti credibili su violazioni dei diritti umani nel corso del 2014.

–          18: i paesi nei quali sono stati commessi crimini di guerra o altre violazioni delle leggi di guerra.

–          Almeno 35: i paesi nei quali gruppi armati hanno commesso abusi, oltre il 20 per cento dei paesi esaminati.

–          Oltre 3.400: il numero dei rifugiati e dei migranti annegati nel mar Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l’Europa.

–          4 milioni: il numero dei rifugiati fuggiti dal conflitto della Siria, il 95 per cento dei quali ospitati nei paesi confinanti.

–          119: i paesi nei quali i governi hanno arbitrariamente limitato la libertà d’espressione, tre su quattro dei paesi esaminati da Amnesty.

–          62: i paesi i cui governi hanno messo in carcere prigionieri di coscienza, cioè le persone che avevano solamente esercitato i loro diritti e le loro libertà. Si tratta di più di un terzo dei paesi esaminati.

–          93: i paesi nei quali si sono svolti processi iniqui, il 58 per cento dei paesi esaminati.

–          131: i paesi nei quali ci sono stati maltrattamenti e torture, l’82 per cento dei paesi esaminati.

–          28: i paesi che vietano completamente l’aborto, anche in caso di stupro e quando è a rischio la salute o la vita della donna (fonte: Centro per i diritti riproduttivi).

–          78: i paesi in cui sono in vigore leggi usate per criminalizzare le relazioni sessuali consensuali tra adulti del medesimo sesso (fonte: International lesbian, gay, bisexual, trans and intersex association).

Ho sempre affermato che questi temi non sono né di destra né di sinistra, ma di grande attualità mondiale e ho sempre sollecitato il Governo a prestare maggiore attenzione alla questione dei diritti umani e civili in Italia e nel mondo.  E oggi, più che mai, la richiesta mi sembra sensata e puntuale. Ancora una volta chiedo a gran voce di iniziare da subito a dare concretezza a queste tematiche, ad affrontarle, a prestare ad esse la giusta considerazione perché non si può uscire dalla crisi senza che i diritti umani siano rispettati e non si può pensare che l’Italia possa giocare il suo ruolo nel mondo se, di fronte a situazioni come quelle riportate, non si agisce con autorevolezza ed efficacia per affermare giustizia, uguaglianza, pace e sicurezza. Iniziare da questo, iniziare dall’Italia, può rendere meno tetro lo sguardo globale.

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