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25 giugno 2017

DOPO RICHIAMO DI MATTARELLA, ORA RENZI AGISCA CONTRO VIOLENZA SULLE DONNE

03 febbraio 2015

Di Mara CarfagnaSergio Mattarella, durante il suo discorso di insediamento, ha confermato le nostre aspettative: le sue parole e il suo contegno istituzionale ci rassicurano sul fatto che si porrà come arbitro imparziale della politica e rappresentate dell’unità nazionale. Il suo messaggio era rivolto soprattutto agli italiani, che da oggi hanno in lui un garante.

“L’impegno di tutti è rivolto alle le difficoltà dei cittadini”, ha esordito il Presidente. Erano state anche le sue primissime parole sabato. Oggi, riprendendo quel suo pensiero, spontaneo e sincero, ci ha anche ricordato che la politica deve essere un “servizio al bene comune, patrimonio di ognuno e di tutti”.

Ma c’è un passaggio che come donna, e come ex Ministro della Pari Opportunità, non posso non sottolineare e che trovo significativo in questi anni di crisi e di profonde difficoltà, specialmente per alcune categorie sociali: garantire e rispettare la Costituzione, ha detto il Presidente, vuol dire anche liberare le donne da violenze e discriminazioni.

Con la legge sullo stalking e il primo piano nazionale antiviolenza, negli anni scorsi sono stati fatti importanti passi avanti: la lotta alla violenza e alla discriminazione era diventata una priorità nell’agenda del Governo. Dobbiamo usare il passato, purtroppo, perché oggi il Ministero delle Pari Opportunità non esiste più.

Perché il premier Matteo Renzi si ostina a non occuparsi della questione? Sono mesi che gli chiediamo un interlocutore istituzionale. Sono mesi che ribadiamo la necessità di rifondare un simile dicastero: per ovvie ragioni di politica interna, ma non solo. Chi rappresenta l’Italia nelle sedi internazionali quando si definiscono le strategie comuni per la lotta alla violenza?

Quello che continuiamo ad ascoltare, invece, sono solo parole, promesse, riflessioni. Il tempo impiegato è il futuro (quello del faremo… vedremo…) o, ancor peggio, il condizionale (potremmo…, dovremmo…).

Tra una settimana è in programma l’ennesimo convegno sulle pari opportunità, un forum di riflessione sui diritti umani. Ecco, al Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri che l’ha organizzato diciamo: bene, ma non è abbastanza. E soprattutto, i soldi pubblici vengano spesi per finanziare la lotta alla violenza e i centri antiviolenza, non l’ennesima riflessione sul tema. Non ci sono più scuse.

È il momento di riportare la questione nel “presente”. È il momento di riportarla in primo piano nell’agenda politica, in modo operativo. È il momento di ottenere altri risultati concreti per i nostri concittadini. È il momento di rispettare e onorare la Costituzione. Come ci ha chiesto il Presidente Mattarella.

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