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25 giugno 2017

EDITORIALE TRATTO DA IL TEMPO: RISPETTARE LA PIAZZA PER AVERE UNA BUONA LEGGE

30 gennaio 2016

Di Mara Carfagna – La famiglia è il valore fondante e costitutivo della nostra società. Un’istituzione in crisi che va sostenuta dalla politica. Ecco perché le persone che scendono in piazza per denunciare la disattenzione delle istituzioni e del governo verso la famiglia non solo vanno rispettate ma ascoltate e sostenute.

Rispettarle significa innanzitutto non “usarle” a fini strumentali per farne un terreno di caccia di voti e di consenso. Guai a chi mette le piazze l’una contro l’altra. Quella del Family Day non può essere piegata al mero calcolo politico e non può essere una piazza che nel difendere la famiglia neghi i diritti civili di chicchessia. Anche perché riconoscere diritti a chi non ne ha,non può e non deve significare indebolire il ruolo e il valore della famiglia.

Non si deve cadere nella provocazione del Partito Democratico che sta usando la legge Cirinnà per distrarre l’opinione pubblica rispetto al disastro della sua azione di governo.

Un Partito Democratico che ha cavalcato i palchi delle manifestazioni delle famiglie arcobaleno marcando le divisioni che attraversano il Paese, il Parlamento e i partiti.

Hanno trasformato il confronto in uno scontro ideologico.

Ma l’Italia non può più aspettare, non può più tergiversare, ha bisogno di legiferare sulle unioni civili e di colmare un grave vuoto normativo. È arrivato il momento anche per noi di dare diritti, doveri e responsabilità a chi vive in una condizione di coppia omoaffettiva pubblicamente riconosciuta.

Questo è un assunto largamente condiviso dalle forze politiche presenti in parlamento, ma soprattutto da una ampia parte dell’Italia e degli italiani. Condivisione che non riscontriamo sull’equiparazione delle unioni civili al matrimonio e sulla stepchild adoption, ossia sulla possibilità di adottare il figlio naturale del partner.

Il Partito Democratico però, sordo ed arroccato sulle sue posizioni non solo non ha voluto ascoltare chi come me e molti miei colleghi, ha più volte chiesto di mettere da parte questi due punti del ddl Cirinnà, così da trovare un’ampia convergenza e riuscire finalmente a dare diritti a chi oggi non ne ha, ma non ha ascoltato neanche l’Italia e gli italiani.

Ma quando in gioco ci sono i diritti degli esseri umani la politica dovrebbe andare oltre l’interesse di parte perseguendo lo scopo finale, il raggiungimento dell’obiettivo.

Il compito della politica, il compito di chi fa politica, facendo il parlamentare è quello di stare in Parlamento a lavorare, per varare una buona legge. E una legge è buona quando riesce ad esprimere valori condivisi e non viene percepita come la vittoria di una parte sull’altra.

Questo per me è fare politica, essere al servizio del mio Paese: ascoltare, mediare e condividere.

Spero che il Partito Democratico finalmente ascolti le voci che si levano dall’Italia e che dopo i lavori in Senato, in primavera, arrivi alla Camera dei deputati una legge rivista, una legge che anch’io potrò votare. Una legge che riconosca le unioni civili, senza equipararle al matrimonio, rimandando la stepchild adoption ad una riforma organica dell’impianto normativo di tutto il sistema delle adozioni in Italia.

Fonte: Il Tempo

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