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24 giugno 2017

EDITORIALE TRATTO DA IL TEMPO: “TERRORISMO CULTURALE”

09 gennaio 2016

Di Mara Carfagna per Il Tempo – La notte di Capodanno l’Europa ha subito un attacco di terrorismo culturale. Dobbiamo solo avere il coraggio di dirlo. Dobbiamo avere il coraggio di iniziare a chiamare le cose con il proprio nome: quanto avvenuto la notte di Capodanno è un vero e proprio attacco di terrorismo culturale, a sfondo sessuale, ai danni dell’Europa intera.

Più di 121 donne a Colonia, 70 ad Amburgo,  altre in Svezia, in Svizzera ed in Finlandia. Episodi che non possono sicuramente essere definiti come un caso isolato da addebitare alla perversione del singolo individuo, o ad una psicosi collettiva, ma a quella che potrebbe invece sembrare un’azione pianificata e collegata.

Se la prima reazione all’orrore è quella del ‘come è possibile che nessuno se ne sia accorto?’ e ‘dove erano le forze dell’ordine?’, ragionando più in profondità però, dobbiamo porci degli interrogativi seri ed anche imparare dagli errori della Germania. Quella Germania che pretende di dare lezioni all’Europa intera sembra aver sottovalutato innanzitutto le problematiche relative all’ordine pubblico, ma anche la gestione dell’immigrazione ed il contrasto al terrorismo, affrontando tutto con estrema superficialità.

Mano a mano che gli aggressori di Capodanno vengono identificati si scopre che sono stranieri, richiedenti asilo o rifugiati che stanno dimostrando di avversare nel profondo la nostra cultura. Uomini che spesso nel loro Paese velano le donne, le lapidano, impediscono loro di studiare, le sottomettono e a casa nostra pretendono di trasformare le nostre donne in prede sessuali.

Tutto questo è inaccettabile e dobbiamo ammettere che è tutto il modello di accoglienza e integrazione che va ripensato.

Partendo dal presupposto che l’integrazione si deve fondare sulla reciprocità: se ne hai diritto, ti accolgo e resti nel mio Paese a patto che rispetti le mie leggi, la mia cultura, la mia civiltà. Una civiltà che si fonda sul rispetto delle libertà, della sacralità della vita e sulla parità tra uomo e donna.

Nessun Paese europeo dovrebbe acconsentire a nulla di diverso. Chi arriva da noi deve rispettare  le nostre tradizioni, accettare il nostro sistema di valori, deve rispettare le donne occidentali ed accettarne lo stile di vita, anche se difforme da quello del proprio Paese d’origine.

In questo contesto pensare di abolire, oggi, il reato d’immigrazione clandestina è un errore. Ogni azione nella lotta al terrorismo e nella gestione del fenomeno migratorio non può prescindere dal rigore. Uno Stato ha il diritto, oltre che il dovere, di decidere chi e a quali condizioni può entrare e restare all’interno dei suoi confini.

Questo non significa ‘sbattere la porta in faccia a tutti’, ma tutelare il proprio Paese ed i propri cittadini, perché non si può aprire le braccia a tutti indiscriminatamente. Serve una politica dell’immigrazione che accolga ed integri chi ha diritto e respinga chi non lo ha. Una politica che si fondi su tre principi basilari: rigore, solidarietà e accoglienza.

Lo dobbiamo ai nostri cittadini, alle vittime del terrorismo jihadista e ai nostri figli. Perché inevitabilmente le decisioni e le azioni che noi compiamo oggi andranno a determinare il mondo in cui loro vivranno in futuro.

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