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24 giugno 2017

ELEZIONI USA. I REPUBBLICANI PUNTANO SU SICUREZZA, IMMIGRAZIONE E NAZIONALISMO

15 gennaio 2016

Di Rossana Spartà – Sicurezza, immigrazione e un pizzico di orgoglio nazionalista. Sono questi gli ingredienti della campagna dei candidati repubblicani in corsa per la Casa Bianca, che sferrano un colpo basso alla rivale Hillary Clinton, definendola un disastro totale per la sicurezza degli Stati Uniti.

Per il Governatore della Florida, Jeb Bush «Hillary Clinton sarà un disastro per la sicurezza nazionale» e in tono colorito ha aggiunto che l’eventuale sua salita al potere sarà «il bordello».

Il candidato repubblicano inoltre ha dichiarato di non essere rimasto per nulla colpito dal discorso di Barack Obama, martedì, e incolpa il Presidente di essere causa della lacerazione che ha subito il mondo da quando egli è salito al potere.

Per il senatore Marco Rubio la rivale Hillary Clinton è poco qualificata per diventare Presidente degli Stati Uniti e ricorda l’affaire Benghazi e l’attacco del consolato americano in Libia che è costato la vita all’ambasciatore degli Stati Uniti e ad altri tre americani. Rubio fa riferimento alla vicenda delle emails che ha rallentato di non poco la corsa della candidata democratica ed ex capo della diplomazia degli Stati Uniti: chi non è capace di gestite in maniera appropriata delle informazioni legate all’intelligence, non ha i requisiti per essere a capo di un Paese.

Sulla rete Fox Business, nella serata di giovedì, Donald Trump, candidato in testa, favorito dai sondaggi anche grazie alla sua campagna anti-Islam, ha partecipato ad un dibattito dai toni molto accesi che ha messo in evidenza l’animosità che esiste tra l’uomo d’affari americano e la maggior parte dei suoi rivali. Tra questi anche Ted Cruz che non ha perdonato a Trump una battuta sulle sue origini. Cruz ha sottolineato che una delle teorie più estreme del miliardario porterebbe a concludere che nessuno può diventare Presidente degli Stati Uniti qualora uno dei genitori non sia nato nel Paese: in base a tale norma, ha osservato, Trump stesso sarebbe ineleggibile alla Presidenza perché di madre scozzese.

Coro unanime invece da parte di tutti i candidati repubblicani che non hanno risparmiato dure critiche a Barak Obama sia sulla questione della cattura di dieci Marines da parte dell’Iran, ora già rilasciati, per la quale il senatore Cruz ha avuto parole molto forti: «l’America non deve inginocchiarsi a Teheran», nonché per la determinazione presa dal presidente in carica in merito alla questione sulle armi da fuoco.

La replica di Hillary Clinton, che segue il dibattito davanti alla tv, arriva sul social network Twitter: «Non possiamo tornare a una diplomazia da cowboy e ad un incosciente bellicismo. Per il futuro – scrive – abbiamo bisogno di una vera politica estera».

E con riferimento alla posizione anti-Islam di Trump, «l’America – continua Hillary – è anche un Paese di musulmani. Chi corre per la presidenza dovrebbe saperlo. L’Islam non è un nostro nemico e una retorica d’odio verso l’Islam non solo è sbagliata, ma fa il gioco dei terroristi».

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