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24 giugno 2017

ESSERE LEADER OGGI, IL FENOMENO DEI CORSI CHE INSEGNANO A DIVENTARLO

07 luglio 2015

Di Sofia Peppi – Ci sono decine di corsi in Italia che insegnano come diventare leader. Ma ci si può realmente trasformare in “capi modello” prendendo lezioni?

La risposta più probabile è che determinate qualità bisogna già possederle. Come ad esempio talento, visione, empatia, autodisciplina, passione, ascolto, coraggio, competenza, intuito.

Eppure, in tal senso, esiste un vero e proprio business in Italia. Scuole che propongono motivatori in stile americano che spiegano, attraverso esperienze personali e usando nozioni di psicologia, come si diventa leader e manager di successo.

Sono decine i siti on line che propongono corsi, giornate di studio, video lezioni, veri e propri pacchetti in formato cd rom con corsi di formazione completi.

Volti noti e meno noti. Figure più o meno probabili.

C’è una voce di sicuro credibile. Quella di Julio Velasco, tra i più apprezzati allenatori di pallavolo e ora anche tra i “motivatori” più ricercati nel campo delle convention sul tema della “leadership”.

Velasco, argentino, è noto per aver ottenuto grandi successi con la Nazionale italiana maschile nei primi anni novanta con quella che è stata chiamata “generazione di fenomeni”, titolo di un brano musicale degli Stadio ripreso dal giornalista televisivo Jacopo Volpi e usato per indicare l’ossatura della Nazionale di pallavolo maschile italiana degli anni novanta che, sotto la sua guida, riuscì nell’impresa di spezzare il dominio dei paesi dell’est europeo, collezionando vittorie tra il 1989 e il 2000.

Il suo principale consiglio è “essere sé stessi. Quello che non funziona di sicuro è voler essere ciò che non si è”.

Ma Cos’è il carisma? È capire, intuire che cosa vuole la gente in quel momento, identificarsi con il pubblico. Guardando al passato, Evita Perón – leader spirituale dell’Argentina – veniva dal popolo, apparteneva al popolo, sapeva quali erano le speranze, i sogni del popolo. L’imperatore Giulio Cesare dormiva su una brandina da campo. Alessandro Magno era il primo in battaglia. La seconda qualità del capo è di credere nella meta che propone, non dubitarne mai. Il generale Charles De Gaulle, dopo la sconfitta della Francia, è andato in Inghilterra per continuare la guerra. Era solo, non aveva esercito, non aveva niente, salvo l’assoluta determinazione di tornare vittorioso a Parigi.

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