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25 giugno 2017

ESULI GIULIANO-DALMATI DIMENTICATI PER CINQUANT’ANNI

10 febbraio 2016

Di Maria Paola de Stefano –  Cavità carsiche, per anni questa è stata la sola definizione conosciuta per il termine foiba. Si è omesso di raccontare che in queste voragini a forma di imbuto rovesciato, furono gettati dai soldati titini migliaia e migliaia di uomini, donne e bambini rei soltanto d’essere italiani. A guerra già conclusa, il confine orientale della penisola fu teatro di rastrellamenti, persecuzioni, torture, esecuzioni sommarie e violenze di ogni genere. Tanti durante la notte venivano prelevati dalle loro case ed uccisi.

Per risparmiare le pallottole, venivano legati in coppia con del filo di ferro ai polsi e posti sul ciglio della fossa, si spara ad uno che precipitando tirava dietro anche l’altro. I sopravvissuti raccontano che dalle fosse si udiva urla strazianti. Urla inghiottite da decenni di silenzio ed oblio.

Una storia troppo scomoda per essere raccontata … Oggi, dopo oltre mezzo secolo, una legge dello Stato ha dichiarato il 10 febbraio giornata nazionale del ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Infatti il 10 febbraio del 1947 un’intera regione italiana,veniva ceduta alla Jugoslavia, era il prezzo che l’Italia doveva pagare per aver perso la guerra.

Si decise così, di dimenticare le migliaia di italiani che in quella regione abitavano, abbandonandoli a se stessi. Restare significava vedere i propri beni personali requisiti, accettare di parlare un’altra lingua, ripudiare la propria italianità. Nella quasi totalità, gli italiani di Istria e Dalmazia decisero di andare via, impacchettando alla meglio la propria quotidianità nella speranza di poter ricostruire la propria esistenza aldilà del mare.

Andavano via in maniera composta ed ordinata, con i tricolori appuntati sul petto, intonando il “Va’pensiero”. C’era in quel sentimento di italianità l’ultima ancora della loro identità. Un senso di appartenenza inspiegabile verso una Patria che li rifiutava, che vedeva in loro i fascisti che scappavano dalla armate liberatrici.

Offesi, disprezzati ed emarginati. Il latte destinato ai loro bambini veniva gettato in terra tra le rotaie dei treni.

Emarginati, costretti per anni a viveri nei campi profughi .Oltre 350000 persone dimenticate da tutto e da tutti, anche dalla storia.

Bambini morti per il freddo, donne che si impiccarono per la disperazione…, rimossi per anni…, le loro storie sconosciute, eppure sono parte della storia di ciascuno di noi. In tutti questi anni gli esuli ci hanno dato una grande lezione di dignità e compostezza non mostrando mai sentimenti di rivalsa o di rancore, ma coltivando con abnegazione e in solitudine il seme della memoria, continuando a nutrire un immotivato amor patrio.

Noi abbiamo il dovere di ricordare gli italiani dimenticati, quelli inghiottiti dalle foibe. Dobbiamo imparare la lezione degli esuli ed amare l’Italia anche quando apparentemente non avremmo nessuna ragione per farlo.

Non rinunciamo alla nostra italianità anche quando ci appare sconveniente, siamo italiani e non potremmo vivere senza essere tali.

Nessun uomo deve essere messo nella condizione di dover rinunciare alla propria identità, alle proprie radici, alla propria cultura. Non facciamolo noi e non permettiamo che altri siano costretti a farlo. È questo il modo migliore per ricordare

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