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25 giugno 2017

FOLLIE BUROCRATICHE. COSI’ MUOIONO LE IMPRESE ITALIANE

16 luglio 2015

Di Silvia Prato – La percezione è che voglia volontariamente scoraggiare, rendere complesse anche le cose più semplici: è la burocrazia concepita in Italia, macchinosa, artificiosa, fatta apposta per ingarbugliare la vita di imprenditori, commercianti e semplici cittadini. Eccole alcune delle “patologie” della burocrazia del nostro Paese: alla macchinosità e all’artificiosità si aggiungono inefficienza e lentezza.

Non è una teoria catastrofista, piuttosto una constatazione anche in base ad uno degli ultimi rapporti della CONFCOMMERCIO (2012) che conferisce all’Italia la “maglia nera” per “inefficienze burocratiche e giudiziarie”.

Nella relazione annuale sui costi e le lungaggini burocratiche si sottolinea che “il nostro Paese sia bloccato da ritardi nei pagamenti e tangenti”.

Gli adempimenti amministrativi e fiscali opprimono le aziende, al punto da costringerle a chiudere o a scegliere la strada della delocalizzazione.

A questo si aggiunge il corollario di tasse, concessioni, autorizzazioni, tempi di attesa. Un sistema dominante di regole complesse, insomma. Una serie incredibile di beneplacidi che pesano sulla vita stessa delle imprese italiane.

Senza dimenticare che più burocrazia significa anche più possibilità di tangenti. Pur di diminuire i tempi per il disbrigo di pratiche, si cercano scorciatoie e i reati di corruzione e concussione sono in aumento.

Un esempio pratico: in Canada per aprire un nuovo punto vendita occorrono, in media, cinque mesi. Per avviare un’attività servono un paio di procedure, tre giorni di tempo e una spesa di 140 euro.

In Italia di procedure ne servono nove, si spendono più di 3 mila euro e, nel migliore dei casi, servono più di 36 mesi.

Sempre nel 2012 è stato valutato anche il peso della corruzione nei vari Paesi Europei, le mazzette italiane hanno pesato 280 miliardi, 250 miliardi di euro invece quelle tedesche. Che da questo punto di vista non hanno nulla da invidiare.

Da sottolineare che pressione fiscale italiana è tra le più alte al mondo: tra il 1950 e il 2012 è salita dal 20 al 45 per cento del Pil. Nel 2013 si è attestata al 43,8 per cento, tre punti percentuali in più rispetto al 2000 e quattro in più rispetto alla media dell’Ue.

Così l’economia sommersa del Paese – il cosiddetto “nero” – è arrivata a valere il 21 per cento del Pil, e l’evasione Irap e Iva pesa per oltre 50 miliardi di euro all’anno.

Burocrazia, dal francese bureau “ufficio”, econnesso al greco krátos “potere” – in sostanza il potere degli uffici – è una organizzazione che risale addirittura all’imperatore Claudio nel I secolo d.C.

Un sistema che più passa il tempo, più si schiaccia su se stesso, coinvolgendo le sorti dell’economia e della sopravvivenza dell’apparato produttivo italiano.

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