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23 giugno 2017

FUGGIRE DALLA DITTATURA E RIUSCIRE A FARCELA. LA STORIA DI HYEONSEO LEE

13 settembre 2015

Di Romina Rosolia – Storie di vita che diventano libri. Migliaia di donne, uomini e bambini, tenuti sotto scacco nel mondo dall’assenza di democrazia, dal diniego dei diritti, dal calpestamento delle libertà, dall’indottrinamento della propaganda dei regimi totalitari. Si fugge perché si crede nella possibilità di un modo di vivere diverso, non più vittime della sete di potere di un pugno di uomini.

La storia di Hyeonseo Lee, 35 anni, coreana, ne è un esempio. Fuggita dalla Corea del Nord in Cina dopo la carestia del 1995, oggi vive a Seoul, è sposata con un americano e ha raccontato le fasi cruciali della sua esistenza in un libro, “La Ragazza dai sette nomi”, edito da Mondadori, da poche settimane in libreria, scritto a quattro mani con David John, un autore americano.

Ha varcato la frontiera all’interno di un canale di scolo delle acque, nuotando tra i corpi degli annegati. Dalla Nord del Corea raggiunse Changbai, città frontaliera della Cina, poi Shenyang, fino a Seoul dove vive tuttora. In dieci anni ha cambiato sette volte identità.

Se fosse stata scoperta, sarebbe stata rispedita in Corea dove sarebbe stata torturata, trattamento riservato a chi fugge dalla Corea del Nord. Nel tempo ha chiesto asilo politico in Cina, riuscendo a ritrovare la madre e il fratello e a portarli con sé a Seoul. Un libro, che è sostanzialmente denuncia della dittatura di Kim Il-sung.

Non tutte le storie di chi fugge e di chi emigra hanno un lieto fine come questa. Anzi, la tragedia ormai quotidiana dell’immigrazione si consuma sotto i nostri occhi. Molti destini di incagliano alla deriva di spiagge qualunque, che però per migliaia di migranti sono diventate terre promesse. Terre che in alcuni caso, oggi, innalzano muri di cemento o muri umani fatti di agenti di polizia incaricati di sbarrare le frontiere, acuendo così il caos.

È il caso dell’Ungheria che dopo il muro di filo spinato lungo 175 chilometri, annuncia la costruzione di una “porta” sulla ferrovia che collega il Paese alla Serbia. I lavori finanziati dalla società che gestisce la rete ferroviaria nazionale sono già iniziati. Sarà una barriera che sorgerà lungo i binari tra le cittadine di Subotica (Serbia) e Szeged (Ungheria), distanti una decina di chilometri. Lo ha confermato il premier Viktor Orban.

In attesa dell’Europa che forse deciderà sconti sul debito pubblico per quei Paesi che accoglieranno i rifugiati.

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