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23 giugno 2017

GENITORI DEL NO-EXPO

07 maggio 2015

Di Rossana Spartà – I genitori, si sa, trascorrono una buona parte del loro tempo ad attendere che i figli rientrino: da scuola, da una passeggiata con gli amici, da una serata in discoteca. Talvolta da una manifestazione. E spesso capita che l’attesa sia fonte di preoccupazione. Soprattutto quando mamma e papà sanno che il loro figliolo è presente a quella manifestazione che tutti i media stanno mandando in onda bollandola come la vergogna d’Italia.
Gli occhi puntati al teleschermo in cerca di quel volto che li ha salutati di primo mattino imbronciato, deciso e pronto alla protesta.
Ogni genitore è stato figlio e sicuramente sono molti coloro che ricordano con un pizzico di nostalgia la propria partecipazione a qualche manifestazione, anche perché qualche anno fa si protestava sicuramente di più rispetto ad oggi, ma la protesta era contro quello che minacciava i singoli ideali, contro quello che era di colore diverso.
Oggi sono cambiati i tempi, sono cambiati i giovani (non tutti per fortuna) e sono cambiate le forme di protesta.
Escono al mattino vestiti come detta la moda; sotto però indossano la divisa: rigorosamente di colore scuro: panni stretti aderenti che trasmettono inquietudine e che proteggono dagli strattoni e soprattutto dall’essere individuati. Tutti simili. Ma la rabbia, il malessere che si portano dentro, quelli no, non sono uguali. Cambia a seconda di quello che hanno dentro, del carattere, dell’educazione. E da questi elementi che si sviluppa il singolo concetto di protesta.
Così, mentre il corteo sfila, ecco che un gruppetto si stacca e trasforma una protesta contro l’expo in una guerra ad armi impari a commercianti, artigiani e tranquilli cittadini. Spaccano tutto, incendiano qualsiasi cosa gli capiti a tiro, imbrattano muri, portoni e vetrine di chi con l’evento condivide solamente la città, Milano.
Genitori in ansia più che comprensibile. Il ritorno a casa del figliol prodigo strappa un sospiro di sollievo e un sorriso. Ma la ragione e il ruolo di un genitore non deve perdersi. Riabbracciato il piccolo black bloc , scapaccione, ramanzina e punizione non dovrebbero mancare. E il giorno seguente di buona lena, genitori e figli, bello sarebbe ritrovarli sul luogo della devastazione, a chiedere scusa e a dare una mano a ripulire.
Il menefreghismo non paga. Il fatto di vivere in periferia dove tutto arriva sempre tardi non deve giustificare le azioni di un figlio che della parola protesta non conosce nemmeno il significato.
Cari genitori, il vostro figliolo è semplicemente un piccolo teppista pieno di rancore, che spacca e brucia in città i beni di gente onesta, forse solamente per il fatto che voi lo “costringete” a vivere in una periferia, dove, talvolta, arriva tardi anche la buona educazione.
Ad ogni buon conto, teniate presente, che la scrivente è no-expo, no-tav, no-global.

Rossana Spartà

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