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24 giugno 2017

GENOVA: QUANDO BASTA UNA STRETTA DI MANO

28 gennaio 2016

Di Elena Capra – E’ bastato poco, un gesto comune, un gesto di civiltà per attenuare la tensione, una semplice, forse banale stretta di mano. Ma quella stretta di mano ieri a Genova tra un Vice questore, guarda caso donna, e un operaio dell’Ilva che manifestava per il suo diritto al lavoro ha fatto si che il nervosismo si stemperasse.

Maria Teresa Canessa, Vice questore spiega così il suo gesto: “Togliermi il casco è stato un gesto istintivo, dopo lunghe ore di tensione con i manifestanti, disagio, fatica, c’è stata una pausa, un momento di distensione, è stato a quel punto che mi è venuto spontaneo sfilarmi il casco e avvicinarmi per parlare a quattrocchi con questi lavoratori messi a dura prova”. “L’aria in piazza era pesante e abbiamo dovuto chiudere una strada perchè i manifestanti non la bloccassero. Ci sono stati momenti veramente duri e quando la tensione si è allentata mi è venuto istintivo togliermi il casco, così come altri si sono tolti dal viso le maschere antigas. A quel punto gli operai si sono avvicinati e mi hanno teso la mano, un gesto molto umano che ho apprezzato”.

Un “gesto eloquente e di grande sensibilità umana, che rende evidente e esplicita la solidarietà esistente nel mondo del lavoro”: questo il commento rilasciato all’Ansa da Daniele Tissone, segretario generale del Silp Cgil, rispetto al gesto della poliziotta che ha stretto la mano ad un lavoratore dell’Ilva di Genova durante la protesta.

Tissone sottolinea che “a Genova i lavoratori della sicurezza e quelli che manifestavano per il proprio posto di lavoro hanno fatto emergere, nella maniera più evidente, i valori che accomunano il mondo del lavoro. Mai e poi mai si devono ripetere le situazioni che hanno registrato contrapposizioni tra lavoratori, come sfortunatamente accaduto in passato, e quanto accaduto oggi a Genova – conclude il segretario del Silp – segna un cambiamento reale che va rinvigorito e rafforzato”.

Dietro quel gesto c’è  il riconoscimento tra uomini e la consapevolezza per entrambi di essere lavoratori, da una parte i poliziotti, magari arruolatisi pur di avere un’occupazione, sappiamo quali siano i loro salari, male equipaggiati, esposti a rischi e senza gratificazioni.

Dall’altra gli operai Ilva, gente che è abituata a rompersi la schiena, gente che scende in piazza perchè non ha un’alternativa, non protesta per protestare, ma difende il proprio lavoro, ma lo fa per garantire per se e per la sua famiglia un’esistenza civile.

Ma in tutte le manifestazioni ci sono regole per entrambi gli schieramenti, alcune scritte altre no.

Quante volte abbiamo visto il lancio di uova, le bombe carta, i fumogeni, le cariche e le manganellate, ecco ieri a Genova c’è stato il buon senso di una donna che anzichè sfoderare il manganello ha semplicemente rivolto a quella gente un gesto di stima, un tendere la mano, forse anche per dire “io sono come te”.

Peraltro e per dovere di cronaca è da ricordare che non più tardi di un paio di anni fa nel dicembre 2013 avvenne la medesima cosa a Torino, quando “I Forconi” misero a ferro e fuoco la città, anche lì bastò un gesto di civiltà, un riconoscersi tra simili, tra uomini.

Qualcuno ha scritto che il gesto del Vice Questore è encomiabile, e che quella foto sarebbe da appendere in tutte le scuole e nelle questure accanto alla foto di Mattarella.

Ha ragione in un paese in cui si è perso ogni barlume di decenza, di civiltà, di senso comune del rispetto, servirebbe a tutti come monito.

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