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26 giugno 2017

GIORNATA DEL RIFUGIATO, PER 60 MILIONI DI PERSONE LA CASA E’ UN RICORDO SPEZZATO

20 giugno 2015

Di Romina Rosolia – Ventimiglia, le stazioni di Milano Centrale e Tiburtina sono solo alcuni dei nuovi scenari dove si sta consumando il dramma e l’impotenza dell’accoglienza dei migranti nel nostro Paese.

Questi luoghi stanno dimostrando, però, anche l’esistenza di un vero sentimento di solidarietà del popolo italiano nei loro confronti. Decine, infatti, i volontari ma anche i semplici cittadini che scendono in strada per offrire loro abiti e cibo.

Gesti che, da soli, basterebbero a spegnere le polemiche. Ma il punto in realtà è un altro, e riguarda non solo chiedersi se vi sia l’esistenza di un indirizzo politico su tale fronte da parte del Governo (cosa vuole fare e come intende risolvere il fenomeno?) ma anche l’ordine pubblico a garanzia dell’incolumità di tutti i cittadini italiani, e il diritto di centinaia di migranti di godere delle condizioni minime di sopravvivenza.

L’Europa, quindi, e i governi, intendono arrivare alla radice del problema? Oppure l’Italia continuerà ad essere travolta dalle emergenze e a gestire senza un vero e proprio piano il fenomeno dell’immigrazione? E l’altra domanda cruciale è: all’Italia sta sfuggendo di mano la gestione degli sbarchi e dell’accoglienza sul territorio nazionale?

Quesiti doverosi in quella che è, oggi, la giornata del rifugiato istituita dall’Onu. Per oltre 60milioni di persone in tutto il mondo la casa è un ricordo spezzato. Un dato fornito dal rapporto 2014 dell’Alto commissariato per le Nazioni Unite (Unhcr).

Quesiti che si affollano a causa della complessità del momento che tutti noi viviamo anche se con responsabilità ripartite in maniera differente: dal Governo che dovrebbe dimostrare decisione ed indirizzare alle soluzioni, dalle forze dell’ordine divise tra il rispetto della legalità e il dramma umano da affrontare, dalle forze politiche che hanno il dovere di osservare, comprendere e suggerire azioni positive ed efficaci per gestire in maniera seria e rigorosa il problema. Ma vengono ascoltate?

Mentre il governo francese fa da scudo a Ventimiglia, mentre in Europa l’Ungheria si appresta a costruire una deprimente barriera alta 4 metri e lunga 175 chilometri, per blindare il confine con la Serbia da cui continuano a entrare centinaia di migliaia di clandestini, è possibile sentirsi umiliati e sconfortati da chi intende, ognuno a proprio modo, risolvere così la tragedia di chi fugge dal proprio Paese per salvarsi la vita?

Un problema enorme, ma è di questo che dovrebbero occuparsi i nostri governanti.

È evidente che qualcosa non va, che si rischia di fallire e non essere in grado di mettere in atto indirizzi e strategie serie e concrete di azione per risolvere il fenomeno in questione.

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