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25 giugno 2017

GIUSTIZIA GIUSTA, IL DIBATTITO A BOLOGNA SUL CASO TORTORA – VIDEO

09 luglio 2015

Di Silvia Prato – “Enzo Tortora – Una ferita italianavenerdì 3 luglio è stato oggetto di dibattito grazie all’Associazione Radicali di Bologna che ha supportato la visione del film con un dibattito a cui sono intervenuti Monica Mischiatti segretaria dell’Associazione “Piero Capone” di Bologna, Valter Vecelio giornalista e direttore di Notizie Radicali, Giuseppe Di Federico professore emerito di Ordinamento giudiziario dell’Università di Bologna, Salvatore Tesoriero avvocato, Maurizio Turco tesoriere del Partito Radicale, Anna Maria Bernini (Forza Italia), Giuseppe Bugnano avvocato, Grazia Ferrari, e Ambrogio Crespi, ideatore e regista del docufilm.

Il dibattito aperto da Monica Mischiatti, si incentra sin dalle sue prime battute sulla responsabilità civile dei magistrati di cui il caso Tortora a distanza di circa 30 anni ne è ancora l’emblematica sconfitta, in questi anni nulla o pressoché nulla è stato fatto circa la responsabilità civile dei magistrati nonostante i referendum più e più volte promossi dal Partito Radicale.

Molti conoscono la storia di Tortora, arrestato nel maxi blitz che portò in carcere circa 800 persone e di queste si scoprì che il 50% nulla aveva a che fare con camorra o associazioni a delinquere e in molti casi si trattava di pura omonimia, così come capitò a Tortora, il cui nome finì nelle maglie di un ingranaggio contorto che lo portò ad una condanna a 10 anni, per poi scoprire che con una sola telefonata fatta dal suo avvocato difensore, che si trattava di semi omonimia.

Nel frattempo seppur una pattuglia di intellettuali mise in discussione la colpevolezza di Tortora, il suo nome finì senza se e senza ma nella gogna mediatica che lo condannò ancor prima della sentenza.

E’ la senatrice di Forza Italia Anna Maria Bernini che sottolinea “ il signore di Portobello era il papà della televisione italiana cominciano ad uscire veline dalle Procure tanto che la cosa pazzesca era che qualcuno addirittura tifava per la condanna solamente perché aveva appuntato tutte le sue diciamo indagini giornalistiche

Ma la vera questione è quella magistrata che nulla fece, che non sviluppò e non cercò le vere responsabilità, anzi coloro che condannarono incivilmente e senza prove, furono promossi nonostante le palesi incapacità di giudizio.

Purtroppo il sistema giudiziario italiano prevede l’obbligatorietà dell’azione penale, dietro la quale molti magistrati si nascondo, e che consente loro di non rispondere degli atti che svolgono.

Conseguenza di ciò è il triste primato tutto italiano secondo cui alla Corte Europea l’80% delle cause è riconducibile a 9 paesi la maggior parte extraeuropei ad eccezione dell’Italia che ne rappresenta da sola il 40%.

A chiusura del dibattito il regista del docufilm “Enzo Tortora – Una ferita italiana” Ambrogio Crespi, spiega che “I casi Tortora” siano molti più di quanti conosciuti e con gli amici radicali, mettendo a disposizione la propria esperienza professionale, ha realizzato il filmato.

Sfruttando il suo “saper fare” con l’intento di realizzare un progetto, un percorso, un racconto, il racconto del processo, narrare cosa sia malagiustizia, cercando di portare alla luce le ferite e le piaghe di una giustizia non giusta.

Il film è nato con lo scopo di scuotere le coscienze, se un medico sbaglia, è responsabile dei suoi errori così come tutti gli uomini rispondono delle loro azioni, ma un magistrato che amministra la giustizia, non era e non è a distanza di 30 anni responsabile delle azioni che compie nell’applicare la legge.

Ed è la stessa magistratura, la magistratura “buona” quella che amministra in coscienza, chiede la giusta giustizia.

 

VIDEO A CURA DI RADIO RADICALE

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