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25 giugno 2017

GOVERNO RENZI, UNA PESSIMA PAGELLA

20 febbraio 2016

Di Rossana Spartà – Due anni costellati da slides, slogan, ottimismo e una gran dose di coraggio. Sì, coraggio perché ce ne vuole davvero tanto per continuare a prendere in giro un popolo con una storia e una cultura come le nostre.

Il governo Renzi compie due anni nei giorni in cui il mondo piange Umberto Eco uno dei massimi esponenti della cultura italiana e a poche settimane dallo sfregio alla quella stessa cultura con l’episodio dei nudi d’autore vergognosamente coperti in occasione della visita del Presidente Iraniano Rouhani.

Due anni di riforme, controverse, ma approvate. Due anni di provvedimenti ancora fermi, ma promessi vedi la riforma del terzo settore (in corso d’esame in commissione al Senato), quella del processo penale con le intercettazioni, il conflitto di interessi e l’omicidio stradale. Due anni di ristagno totale su questioni internazionali come la vicenda Chico Forti, quella ancora più inaccettabile dei due Marò cui si sta amaramente aggiungendo quella più recente e dolorosa del nostro giovane Giulio Regeni.

Non è buona la pagella per Matteo Renzi, che lo vede rimandato ad ottobre, con scarse possibilità di recuperare.

Cinque in lavoro e ripresa: Il governo approva nel suo primo anno il bonus da 80 euro, il taglio dell’Irpef (oltre che la cancellazione della Tasi) e il jobs act che porta, dati ISTAT, l’aumento delle stabilizzazioni con contratti a tempo determinato nel 2015 ma non riesce a stravolgere i numeri della disoccupazione giovanile che resta al 37,9%. La ripresa è impercepibile e il Pil si ferma allo 0,8% contro un 1% prospettato. Le grandi aziende chiudono, traslocano o ricorrono agli ammortizzatori sociali che arrivano sempre con maggior difficoltà. Nascono nuove imprese, ma la maggiorparte sono le famose partite Iva dei poveri cristi rimasti senza lavoro e senza speranza.

Cinque in riforma Legge Elettorale: La madre di tutte le battaglie vinte dal governo, l’Italicum, insieme alla riforma del Senato, ha l’effetto boomerang e provoca un terremoto in casa Pd e per l’ultimo passaggio delle riforme costituzionali in Senato, c’è bisogno dell’Ala protettrice verdiniana. Non resta che attendere ottobre, mese in cui si giocherà la partita finale con il referendum costituzionale sul quale il rampollo fiorentino ha scommesso tutto, scranno compreso.

Cinque in riforma Scuola e Pubblica Amministrazione: A Palazzo Chigi, davanti ad una lavagna, ma forse sarebbe stato meglio dietro, Renzi presenta la tanto attesa riforma della scuola, che riempie d’orgoglio il Premier e di ira insegnanti e studenti. E arriva pure quella della Pubblica Amministrazione, la riforma Madia, che prevede una stretta sui ‘furbetti del cartellino’, stretta per la quale sarebbero bastati controlli, buon senso e leggi che già esistevano.

Cinque in diritto: arriva il divorzio breve, che riduce i tempi di attesa dalla separazione consensuale da tre anni a uno. Le unioni civili vivono le loro difficoltà interne ed esterne grazie al controverso decreto Cirinnà e nulla di nuovo sul fronte per le pari opportunità.

Cinque nei rapporti UE: dopo aver vissuto qualche stagione da valletto Matteo Renzi cambia tattica e diventa protagonista di diversi scontri in Ue, il più acceso con Jean Claude Juncker, e la posizione con l’Europa oramai è poco chiara a tutti, anche a lui.

Non classificato per EXPO: “Un gran successo, simbolo di chi non si rassegna” urla il Premier e il Beppe Sala (commissario Expo) viene proposto alle primarie del centrosinistra per la corsa a sindaco di Milano. Ma su Expo mancano i dati, i numeri. Gli utili (o le perdite).

Cinque nell’attacco all’Europa: Renzi, con gli altri leader europei, è chiamato alla risposta contro l’attacco del 13 novembre alla capitale francese. “Un miliardo per la sicurezza e uno per la cultura” è la risposta, ma intanto ordina un aereo Presidenziale.

Zero in Banche: il decreto salva-banche e la vicenda di papà Boschi, dirigente di Banca Etruria, salvata dal provvedimento è incommentabile. Mentre da qualche parte a Palazzo giace il “conflitto di interesse”, in piazza sfilano i risparmiatori gabbati in attesa che il governo decida sui loro indennizzi.

Quattro in RAI e riforme: Il governo non riesce ad approvare la riforma in tempo per il nuovo cda Rai. Il testo che sostituisce quello di Gasparri viene approvato successivamente dal Parlamento. Antonio Campo Dall’Orto, si dice vicino al premier, diventa presidente. La TV pubblica è sempre più TV di Stato. Viene annunciata trionfalmente la riscossione del canone in bolletta ma la cosa si sta rivelando molto meno semplice del previsto. L’esecutivo da il via alla grande rottamazione e alle nuove nomine su tutti i fronti: Emma Marcegaglia e Claudio Descalzi all’Eni , Patrizia Grieco e Francesco Starace all’Enel, Gianni De Gennaro a Finmeccanica e alle poste arrivano Francesco Caio e Luisa Todini alla presidenza.

Tre in Unioni Civili: Renzi ha fatto i conti senza l’oste, la stepchild adoption, che ha diviso il Pd, il governo e dato il via alla bagarre esterna tra quelli del family day e quelli del Svegliati Italia, cercando alla fine di addossare tutta la colpa ai Cinquestelle.⁠⁠⁠⁠

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