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26 giugno 2017

I MORTI PER MANO DI #DAESH. DA CHARLIE ALLA BLOGGER SIRIANA RAQIA

07 gennaio 2016

Di Romina Rosolia – È uscito un numero speciale di Charlie Hebdo, stampato in un milione di copie, ad un anno dalla strage in cui persero la vita 12 persone.

Il settimanale satirico, suo malgrado più famoso al mondo, ritorna a comunicare attraverso le sue vignette. Questa volta, con un «Dio» che scappa armato di kalashnikov e con la veste insanguinata e con il titolo: «Un anno dopo, l’assassino è ancora in libertà».

L’immagine di copertina è stata disegnata da Riss Laurent Sourisseau, il nuovo direttore, ferito negli attacchi dello scorso gennaio.

Primo di una serie di attentati di matrice islamica, alla strage di Charlie Hebdo seguirono – nei giorni successivi – assalti incrociati nei sobborghi di Parigi.

Le vittime dell’attentato furono in totale 19. Persero la vita: Stéphane Charbonnier (Charb), direttore e disegnatore del Charlie Hebdo; Jean Cabut (Cabu), vignettista; Georges Wolinski, vignettista; Bernard Verlhac (Tignous), vignettista; Philippe Honoré, vignettista; Mustapha Ourrad, curatore editoriale; Elsa Cayat, psichiatra e giornalista; Bernard Maris, economista professore all’Università di Parigi; Michel Renaud, fondatore del festival Rendez-vous du Carnet de voyage; Frederic Boisseau, addetto alla manutenzione; Ahmed Merabet, agente di polizia in servizio nell’XI arrondissement di Parigi; Franck Brinsolaro, ufficiale del servizio di protezione, guardia del corpo di Charb.

A questi si aggiunsero, poi, purtroppo: una poliziotta, Clarissa Jean-Philippe, uccisa l’8 gennaio con un colpo alla testa da Amedy Coulibaly; altre quattro persone sono morte il 9 gennaio in uno dei supermercati della catena kosher Hypercacher, Philippe Braham (45 anni); Yohan Cohen (22 anni); Yoav Hattab (22 anni); François Michele Saada (55 anni). Undici, invece, sono le persone rimaste ferite.

Oggi si è tenuta una manifestazione pubblica a Parigi e il primo ministro Hollande ha detto: «Il terrorismo resta una minaccia spaventosa».

Ed il terrorismo è stato più di una minaccia per Raqia Hassan, giovane giornalista siriana.

Daesh – che è il nome arabo con cui molti, anche in occidente, riconoscono da oggi l’Isis per negare la sua condizione di «Stato autoproclamato», Is sta infatti per Istate Islamic, Stato islamico mentre Daesh sta per «Dawla al Islamiya fi al Iraq wa al Sham» Stato Islamico dell’Iraq e del Levante – ha ucciso un’altra giovane blogger, aveva solo 30 anni.

Raqia Hassan scriveva in rete utilizzando lo pseudonimo di Nissan Ibrahim e denunciava le condizioni di vita nella roccaforte dei miliziani islamici. Nei mesi scorsi aveva scritto: «Ho ricevuto minacce di morte, l’Isis mi arresterà e ucciderà». È stato così, l’hanno uccisa a Raqqa, in Siria, da poche ore.

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