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26 giugno 2017

IN AMERICA, NUOVO CAPITOLO NELLA BATTAGLIA PER LA NET NEUTRALITY

04 febbraio 2015

Di Monica Gasbarri – Un servizio essenziale per la collettività che non può essere soggetto a “corsie preferenziali”: così, riferendosi ad internet e più in generale al traffico sulle reti, negli Usa si torna a parlare di net neutrality e regolamentazione del web.

Nella proposta che la FCC, la Commissione federale delle comunicazioni degli Stati Uniti presieduta da Tom Wheeler, avanzerà al Congresso per modificare la normativa sulle comunicazioni, dovrebbe essere contenuto questo nucleo essenziale di pensiero.

Il tema della “net neutrality” è più annoso di quanto non si pensi; come concetto in sé, nasce nel 2002, quando fu ideato da professor Tim Wu che iniziò una battaglia richiamando “l’esigenza di una regola chiara per evitare discriminazioni in Rete”.

Con questa nuova e molto probabile mossa della Commissione, ora, si aggiorna una battaglia che negli Usa va avanti ormai da anni, tra quanti sostengono la neutralità della rete, e quanti, invece, sono convinti della necessità di offrire servizi diversi a seconda delle fasce di prezzo. Quest’ultima corrente di pensiero, in particolare, interessa i maggiori provider internet, interessati a gestire in maniera il traffico dati in maniera veicolata, dando priorità (e maggiore velocità) ai “servizi speciali”.

Se le cose cambieranno, dopo la proposta della FCC, la Commissione stessa concentrerà su di sé una forte “autorità legale” al fine di garantire che non vi siano più contenuti bloccati e che non si stabiliscano “corsie preferenziali” per pochi privilegiati.

La definizione di regole più chiare si sarebbe mostrata necessaria in particolare, dopo la spinta data dal presidente Obama che a novembre scorso aveva ricordato come “Una società che muove i primi passi nel mondo dell’imprenditoria dovrebbe avere le stesse possibilità di successo delle grandi corporation e neanche il semplice blog di uno studente dovrebbe subire ingiusti rallentamenti” al fine di lasciare spazio (e banda) agli inserzionisti che hanno la possibilità economica di accordarsi con i provider per trattamenti di favore a fronte di pagamenti aggiuntivi.

A chiedere subito alla Fcc di raccogliere l’invito del presidente, ovviamente la Internet Association (che vede tra i suoi membri alcune delle società che da un’uguaglianza delle reti trarrebbero vantaggio: Amazon, Facebook, Google e Netflix). Contro di loro, ovviamente, i maggiori provider di servizi internet (fra cui Comcast e AT&T) che contrariamente a una rete totalmente free e aperta avevano sottolineato che una regolamentazione di questo tipo avrebbe potuto compromettere i propri investimenti (e quindi, indirettamente, anche i consumatori).

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