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23 giugno 2017

IN ARRIVO IL PRIMO PORTALE SUI DIRITTI LGBT

08 giugno 2015

Di Emma Baldi – La sfida è di usare le armi dell’informazione, della scienza, delle regole del rispetto umano per combattere l’omofobia: da qui nasce l’idea del portale istituzionale dedicato all’identità di genere, dei diritti Lgbt, voluto dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) e dal Comune di Torino.

Il portale sarà attivato ufficialmente la prossima settimana e, come hanno spiegato dall’Unar, avrà come obiettivo quello di di intercettare e raggiungere in modo capillare i bisogni di tutti coloro che sono interessati alla tematica Lgbt, offrendo loro risposte adeguate grazie alla documentazione scientifica raccolta e organizzata in maniera semplice e puntuale.

La banca dati, in fase di archiviazione all’interno del sito, sarà composta da circa 1.500 documenti, oltre al glossario con le definizioni ‘ufficiali’ del vocabolario legato alla questione omosessuale.

Durante l’incontro di presentazione la vice presidente del Senato, Valeria Fedeli, ha sottolineato il ritardo della politica italiana su questi temi: “Bisogna avere la consapevolezza che la differenza è un valore e non qualcosa che va accettata a fatica. Con il portale vogliamo dare una corretta informazione e creare una cultura di condivisione e di pace. L’ignoranza è la base del pregiudizio”.

Alla presentazione ha partecipato anche Stefano, un giovane di 21 anni, che ha raccontato di essere stato aggredito perché omosessuale: “Due mesi fa a Torino un gruppo di ragazzi mi ha preso a pugni su un autobus perché ero in compagnia di un mio amico. Nessuno è intervenuto, gli altri passeggeri non mi hanno neanche offerto un fazzoletto per asciugarmi il sangue. Ho trovato la forza di denunciare solo dopo tre giorni grazie ad alcune associazioni che mi hanno sostenuto. All’inizio mi sentivo umiliato: non è stato facile farmi vedere con un occhio nero da mia madre e dal mio compagno. Solo il 5 per cento di chi subisce una aggressione trova il coraggio di rivolgersi alle forze dell’ordine e anche quel momento non è facile: nelle giornate trascorse in questura mi sentivo sotto accusa”.

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