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25 giugno 2017

INTERVISTA A BEPPE FIORELLO: “IO NON MI ARRENDO” SU RAI1 UN EROE DELLA “MALATERRA”, MA…

15 febbraio 2016

Di Rossana Spartà – Chi legge ThinkNews sa con quale attenzione seguiamo la vicenda drammatica e tutt’altro che risolta della “Terra dei fuochi”, una ferita aperta che colpisce il cuore di una delle terre più belle del nostro Paese. Lunedì 15 e martedì 16 febbraio la Rai manderà in onda in prima serata “Io non mi arrendo”, la fiction dedicata a Roberto Mancini, poliziotto eroe che per questa Terra ha dato la vita, interpretato dal grande Beppe Fiorello.

Domenica scorsa abbiamo dedicato all’evento un articolo manifestando perplessità in merito ad alcune scelte della produzione, nella fattispecie la scelta di cambiare il nome di Roberto Mancini in Marco Giordano e l’aver traslocato la Terra dei Fuochi in Puglia.

Beppe Fiorello non ha condiviso il nostro approccio e ha rilasciato un’intervista esclusiva al nostro giornale.

Ringraziamo l’artista cui va il nostro più grande in bocca al lupo per questa sua ultima fatica, ma le perplessità sull’operazione permangono, così come restano senza risposte alcune nostre domande, perchè queste dovrebbero arrivare dalla produzione o più in generale dalla Rai, che per ora però tacciono.

Prendiamo atto che Beppe Fiorello, ci ha messo la faccia mostrando tutta la sua buona fede, ma perchè questa produzione sia stata fatta in Puglia e non a Caserta o Napoli resta un mistero.

Il 15 ed il 16 febbraio su RaiUno lei torna protagonista di una importante fiction: “Io non mi arrendo”, dove impersona un altro eroe “nascosto” italiano. Quale è il lato che ha amato di più dell’uomo che interpreta?
“Sicuramente la determinazione e la caparbietà, due elementi fondamentali che lo portarono a scoperchiare una pentola piena di rifiuti tossici che hanno devastato il nostro paese e continuano a farlo”.

La produzione ha scelto di cambiare il nome del protagonista in Marco Giordano. Sarebbe plausibile fare una fiction sul Generale dalla Chiesa, cambiando il nome del protagonista in Generale Mazzamauro,? Non le suonerebbe un po’ strano?
“Comunque se vuole un mio parere, io trovo sia meglio usare i nomi veri dei personaggi, ma la scelta della produzione di cambiare il nome ad un personaggio reale accade spesso, comunque nel nostro caso la Signora Monika Mancini (moglie di Roberto) ha accettato con entusiasmo l’idea di cambiare il nome al marito e si può notare nei titoli di testa anche la sua firma alla collaborazione in sceneggiatura, il perché si faccia va chiesto al produttore.”

Il dramma della Terra dei Fuochi è controverso e divide esperti e istituzioni. Tra chi sostiene che i media hanno esagerato (allarmisti), e chi sostiene che invece si è voluto insabbiare lo scandalo (negazionisti), Beppe Fiorello dove si colloca dopo questa esperienza?
“Sicuramente mi colloco al fianco di chi sostiene che il problema è stato minimizzato ed insabbiato per troppo tempo, questa fiction lo dimostra, Mancini fu il primo a dimostrare il disastro ma furono pochissimi i giornalisti a sostenere le sue tesi, e ancora oggi molti giornalisti credono di dire il vero quando circoscrivono il problema della terra dei fuochi solo in territorio campano.
La verità è che l’Italia intera è terra dei fuochi, ci sono sacche di inquinamento tossico dappertutto da Nord a centro Sud, ma fa più rumore dire che il sud è l’unico territorio colpito, ovviamente è il più colpito ma non è il solo. Prendiamoci un pizzico di responsabilità noi della società civile, altrimenti sembra sempre che la colpa è della mala politica, NO, la responsabilità di quanto sta succedendo è anche di quelle persone che vedevano, sospettavo, sapevano e non parlavano e le mafie si nutrono di omertà”.

Cosa ha scoperto durante questa esperienza e qual’è il messaggio che volete fare arrivare con il vostro lavoro e soprattutto a chi?
“Personalmente io non faccio film per dare messaggi didattici, io racconto storie vere o in alcuni casi come questo mi ispiro liberamente avvicinandomi tantissimo ai fatti reali, poi gli spettatori traggono le loro personali emozioni e risposte”.

Non crede che mantenere la location in Campania sarebbe stato un modo concreto per “risarcire”, anche se simbolicamente, quei territori, e chi in quei territori si ammala e muore?
“Credo che la locazione di una storia abbia un valore minimo in termini drammaturghi e di denuncia dei fatti narrati, il mio parere personale però è che sarebbe bello se si potesse fare film in totale libertà ambientandoli nei luoghi reali ma non è sempre facile e alcune volte la realtà non funziona come invece funziona benissimo la ricostruzione artistica di un regista che decide di cambiare luogo”.

La “Malaterra” di Gigi D’Alessio è una canzone, un album, un Tour ma anche un docufilm (regia di Ambrogio Crespi e Sergio Rubino) che ha devoluto in beneficenza i proventi di dischi e concerti. Insomma, avete preso in considerazione iniziative simili, magari una grande manifestazione di solidarietà concreta
“Non ho visto il docufilm ma conosco il cuore grande di Gigi e sono certo abbia fatto un buon lavoro, io faccio il mio mestiere, racconto storie e quando posso mi avvicino a chi deve essere sostenuto, non sempre si può fare tutto quello per cui si viene contattati perché sono veramente tante le battaglie da fare in questo paese, io faccio quello che posso e soprattutto ascolto, diciamo che la politica dovrebbe parlare meno degli affari interni ai giochi di potere e occuparsi delle questioni che toccano le persone ogni giorno, quella dovrebbe essere la loro missione.
Ma si sappia che io ci sono, Gigi mi faccia sapere solo cosa, come e quando ed io mi unisco per raccogliere fondi, ma come disse Roberto Mancini mi auguro che ad occuparsi delle bonifiche non siano gli stessi che hanno avvelenato”.

Questa della Terra dei Fuochi è una battaglia civile. “Io non mi arrendo” possiamo dire che rappresenterà l’inizio del suo impegno in questa battaglia?
“Fare un film che racconta una storia insabbiata è già una battaglia, grande”.


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