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27 aprile 2017

INTERVISTA PER IL TEMPO A SIMA SAMAR PRESIDENTE AIHRC

29 febbraio 2016

Di Mara Carfagna – “Il burqa? Nega alle donne la loro identità. Terroristi nascosti tra i profughi sui barconi? Non mi stupirei. Perchè l’errore dell’Occidente in Afghanistan è stato pensare che la democrazia si potesse esportare con le sole bombe”. Sima Samar è nata nella provincia di Ghazni, ma è diventata medico – nel 1982 – dopo anni di studio all’Università di Kabul.  Perché un tempo, prima dei talebani, prima di Al Qaeda,le donne potevano studiare esattamente come gli uomini anche in Afghanistan. Sima è stata costretta dalla guerra a fuggire, a rifugiarsi in Pakistan, fino a quando, nel 2001, è potuta tornare in uno Stato liberato, del quale è stata vicepresidente di Hamid Karzai. Oggi è presidente della Commissione indipendente per i diritti umani, Aihrc e lotta in una terra difficile per costruire scuole e ospedali con la sua organizzazione Shudada.

Il_tempo_29_02_2016_SamarPresidente, i media occidentali non se ne occupano, eppure il 2015 è stato, secondo quanto risulta all’Onu, l’anno più sanguinoso per i civili in Afghanistan dalla fine del conflitto in poi; 11.002 le vittime, di cui 3.545 morti, il 4% in più rispetto al 2014. Di fronte a questi numeri, il Paese può dirsi pacificato?

Il 2015 è stato un anno difficile per l’Afghanistan;  l’insicurezza e i conflitti sanguinosi sono aumentati e i nemici dell’Afghanistan hanno tentato di riconquistare il  potere dopo il ritiro delle forze Nato. Nonostante questo,le forze afghane di sicurezza, che sono ancora in fase di formazione,sono state in grado di controllare il paese.

A proposito di formazione delle forze armate, la comunità internazionale ha contribuito e l’Italia era in prima linea. Oggi le truppe afghane hanno il controllo dell’intero territorio?

Hanno combattuto attivamente in un terzo del paese  dimostrando di essere pronti a difendere la loro gente e la loro terra. Non possiamo dire che il  conflitto sia completamente terminato. Bisogna ricostruire la fiducia tra il popolo e il governo afgano e tra quest’ultimo e i partners internazionali.

Le donne pagano il tributo più alto; una vittima su due di questo conflitto è di sesso femminile con una crescita del 37% rispetto al 2014.

Purtroppo le donne sono sempre le vittime dei conflitti in ogni dove, non solo in Afghanistan. Ma rappresentano anche un “potere di resistenza principale” nei conflitti, sono una forza. Noi donne  sappiamo sopravvivere alla distruzione delle nostre case e all’uccisione dei nostri cari, e,  nonostante ciò, continuiamo a lottare per i nostri diritti  come  l’uguaglianza e la libertà…

Lei ha lottato contro le leggi arcaiche imposte dai talebani e si è schierata contro l’utilizzo del Burqa.

Il burqa rappresenta l’annullamento del volto della donna  e, di conseguenza, la negazione della sua identità. Sono contro ogni imposizione del burqa alle donne,la trovo gravissima. Cosa diversa se sono loro stesse a scegliere di indossarlo. Le donne devono avere il diritto di scegliere cosa indossare;  questo è alla base dei  diritti umani fondamentali.

Poco tempo fa, a Tirin Kot, nella provincia di Oruzgan, è stato ucciso Wasil Ahmad; aveva solo dieci anni ed era già un reduce della guerra. Che società è quella dove un soldato-bambino che ha l’età per la scuola elementare viene ucciso per vendetta?

I bambini in Afghanistan, e anche in altri Paesi in confitto, devono affrontare un sacco di abusi e violazioni dei loro diritti;uno dei motivi principali è la povertà, ma non solo.  La mancanza di accesso all’istruzione  è ciò che li spinge ad unirsi agli eserciti e a combattere.

Tra i tanti progetti che ha seguito, lei si occupa di ricostruire scuole nella regione del Bamyan, la valle dove i talebani bombardarono i buddha; perché ha sempre parlato dell’istruzione  come della condizione fondamentale per far ripartire l’Afghanistan?

L’accesso all’istruzione è uno dei  diritti umani fondamentali che non deve essere violato per nessun motivo e in nessuna occasione. L’istruzione è la chiave per cambiare la mentalità della gente,per ridurre la povertà e anche la ferocia e la crudeltà del conflitto in Afghanistan. Sono orgogliosa di aver contribuito,con la costruzione di scuole e ospedali,al processo di pace nel mio Paese.

Quale è stato il ruolo dell’Italia nella promozione dei diritti umani in genere e dei bambini e delle donne in particolare, in Afghanistan?

La comunità internazionale, incluso il vostro Paese, ha speso molte energie per sostenere l’Afghanistan,e questo sforzo è stato sempre apprezzato dal popolo afgano;si sarebbe potuto fare di più se solo la comunità internazionale fosse stata coesa ed il popolo afghano fosse stato ascoltato.  Qualsiasi politica e progetto per le persone dovrebbero essere condivise con la gente.

Alcune decisioni della comunità internazionale sono state vissute come “imposizioni”?

La persone dovrebbero essere coinvolte nella progettazione, nella realizzazione dei progetti e dovrebbero essere aiutate a comprenderne gli scopi. In questo modo il popolo può sposare tali iniziative e sentirle proprie

Lei è stata  preziosa collaboratrice del presidente Karzai e ministro; fu costretta a rinunciare a quell’incarico per le minacce. Fa bene il suo successore, ed attuale presidente, Ashraf Ghani Ahmadzai, a ricercare una soluzione politica coi talebani?

La pace e  la possibilità di vivere in un ambiente pacifico è uno dei diritti umani fondamentali; non possiamo costruire la pace solo con mezzi militari. Al contrario abbiamo bisogno di parlare con l’opposizione, ma senza ledere i diritti umani e la giustizia.

Le minacce che ha ricevuto l’hanno ferita o indebolita?

In  40 anni di lavoro ho dovuto affrontare molti ostacoli. Mi è capitato più volte di assistere al saccheggio delle scuole e degli ospedali, di vedere che  molestavano il personale che stava lavorando per  la mia Shuhada Organization e io stessa sono stata ripetutamente minacciata di morte, ma non mi arrendo e non mollo.

Le hanno impedito di celebrare la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, eppure oggi guida una commissione per I diritti umani. Crede di essere diventata un simbolo, nel suo Paese e non soltanto lì?

Credo di stare facendo delle cose giuste, cose nelle quali credo.  E penso di avere dimostrato che una donna è in grado di farle tutte, e pure bene.  È per questo che continuo imperterrita  nonostante le minacce per la mia  sicurezza e gli ostacoli.

La Commissione indipendente per i diritti umani, Aihrc, da lei presieduta, rileva che «nel 2015 ben 1.257.552 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case, il 5% rispetto al 2009» ed è aumentato del  21% il numero delle persone che hanno lasciato l’Afghanistan. Teme che questi numeri possano aumentare? Pensa che tra I profughi che si dirigono all’estero, magari in Europa, si possano nascondere dei terroristi?

Purtroppo nel 2015 l’insicurezza è stata tale da costringere  più e piu’ persone a spostarsi. I rifugiati afghani rappresentano il secondo più grande esodo dopo quello siriano. Non posso affermare che vi siano miliziani tra i rifugiati, ma i  terroristi utilizzano ogni opportunità per intraprendere e portare avanti le loro attività, quindi non mi stupirei.

Esistono a suo avviso Paesi o organizzazioni “canaglia” che finanziano la jihad in Europa?

Onestamente non so.  Ma la storia degli ultimi 40 anni dell’Afghanistan insegna che  l’Europa deve fare attenzione a chi sceglie di sostenere, e comprendere che la democrazia è un processo che coinvolge le persone e che non può essere decretato da bombe e invasioni militari. Abbiamo molti esempi negativi in tal senso, tra questi,  l’Iraq.

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