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23 giugno 2017

INTERVISTA PER IL TEMPO A TZIPI LIVNI, EX MINISTRO DEGLI ESTERI DI ISRAELE

22 febbraio 2016

Di Mara Carfagna – “I valori del mondo libero sono minacciati da estremisti; serve una  leadership internazionale che si ponga in prima linea per proteggerli. E se ci fosse una donna a capo dell’Onu…”. Se si parla di prima linea, è impossibile non trovarvi lei. Tzipi Livni ha cominciato la sua carriera lavorando per i Servizi segreti del suo Paese, poi è diventata il potentissimo ministro degli Esteri di Israele. E’ stata, secondo il Times, una delle donne che ha più contribuito a “cambiare il mondo”. Oggi è parlamentare della Knesset, leader di  HaTnuah e si è messa a capo di una iniziativa che potrebbe veramente cambiare il mondo, partita, non a caso, da quel Paese dove, oltre 40 anni fa, si affermò una forte leadership femminile, quella di Golda Meir.

Onorevole Livni, lei ha scritto una lettera a 30 leader donne del mondo, per proporre un’azione congiunta tesa a chiedere che il prossimo Segretario generale dell’Onu sia una donna. 

“Io credo che i soffitti di cristallo che rompiamo rivestano un grande significato per altre donne. Per ogni soffitto di cristallo infranto da una donna, si apre una finestra per un’altra”.

Quella elezione, dunque, avrebbe un valore simbolico, produrrebbe risultati a cascata?

“Sulla base della mia esperienza posso dire che ciò che abbiamo fatto dà ad altre donne la forza interiore per puntare più in alto. La nomina, il prossimo anno, di una donna al ruolo di Segretario generale aprirà simbolicamente un milione di finestre per donne e ragazze in tutto il mondo”.

Tra le destinatarie della lettera-appello c’è Angela Merkel, cancelliere tedesco, considerata a torto o a ragione la figura più rappresentativa dell’Ue.

“Il fatto stesso che Angela Merkel sia – in buona sostanza – l’unica donna che potrebbe essere definita “la figura più rappresentativa dell’Unione europea” dimostra esattamente di quanto potenziale di leadership siano portatrici le donne”.

Negli ultimi anni, in Europa, sono cresciuti in maniera preoccupante gli atti di intolleranza e le aggressioni nei confronti di cittadini di religione ebraica. Addirittura recentemente in alcune comunità si è arrivati a sconsigliare di indossare la kippah. Pensa che l’Europa stia facendo abbastanza per contrastare l’antisemitismo?

“L’antisemitismo è un problema che non riguarda soltanto gli ebrei. Mi aspetto che tutti i livelli di leadership – locale, nazionale e internazionale – combattano tale fenomeno che rappresenta l’odio, la xenofobia e il rifiuto dei nostri valori comuni. Naturalmente Israele, in quanto patria del popolo ebraico, sarà sempre al fianco degli ebrei in tutto il mondo e combatterà l’antisemitismo ovunque esso si manifesti. Ritengo che sia necessario contrastarlo insieme, su più fronti di una stessa battaglia, lottando contro l’antisemitismo e il terrorismo globale che non riconosce i nostri valori: uguaglianza, rispetto e comprensione dell’altro”.

a01c99f4-c278-496c-b53a-578cdec10a56Lei è stata eletta per la prima volta 15 anni fa: ha visto aumentare o diminuire terrorismo e instabilità in Medio Oriente?

“Il Medio Oriente è un vicinato difficile. Qui, sono molti i gruppi che distorcono la religione per farne uno strumento di terrore. Questi “cattivi interpreti” della religione utilizzano le nuove tecnologie per diffondere l’odio e la violenza. Quello a cui assistiamo oggi è un tipo di guerra già vissuta mille anni fa. Si caratterizza per la stessa crudeltà ma sfrutta metodi moderni per reclutare, fare la guerra e diffondere l’odio e la paura”.

Ritiene che le Primavere arabe siano state capite poco o sottovalutate dall’Occidente? E quale è stato l’impatto sugli equilibri geopolitici?

“Le Primavere arabe sono iniziate come un sollevamento popolare con cui si chiedeva maggiore libertà e più democrazia. Tuttavia, in alcuni casi, le forze più estremiste hanno abusato del movimento per subentrare al potere ed hanno trasformato le Primavere arabe in un Inverno islamico, più estremo e più connotato dal punto di vista religioso. Io credo che il mondo libero sia chiamato a stabilire le regole per partecipare alla democrazia”.

C’è stata una regressione, piuttosto che un avanzamento delle condizioni democratiche dei Paesi interessati?

“La democrazia non può ridursi all’atto del voto. Essa riguarda piuttosto i valori e, dunque: l’adozione dello Stato di diritto, lo stabilimento di un monopolio del Governo sull’uso della forza e il rifiuto dell’uso della violenza a scopi politici. Soltanto così il mondo può impedire che la democrazia venga impropriamente utilizzata”.

In un’epoca caratterizzata dalla violenza ispirata dalla religione in tutto il mondo, quanto è stata importante la visita di Papa Francesco alla Sinagoga di Roma, domenica 17 gennaio, e che valenza ha avuto il suo invito alla “massima vigilanza” contro ogni forma di antisemitismo e violenza in nome della religione?

“La recente visita di Papa Francesco alla Sinagoga di Roma e il messaggio che ha inviato ai suoi fedeli sono di straordinaria importanza. È mia convinzione che tutte le religioni siano portatrici di questi fondamentali messaggi d’amore: in un mondo in cui altri leader religiosi distorcono tale messaggio rendendolo crudele, l’invito del Papa alla comprensione e alla tolleranza è il messaggio più importante che il mondo ha bisogno di sentire nel nostro tempo”.

Passiamo all’Iran, qual è la sua opinione sulla revoca delle sanzioni?

“L’Iran rimane un paese che sostiene attivamente il terrorismo. L’accordo con l’Iran riguarda esclusivamente le armi nucleari. Ora è tempo di far fronte alle attività distruttive o alla comparsa dell’ideologia islamista radicale. È quindi probabile che il trasferimento di fondi e il conferimento della legittimità rafforzino il paese stesso e la sua leadership, sostenitori di queste ideologie distruttive. Il mondo ha il dovere di subordinare il riconoscimento della legittimità dell’Iran all’interruzione della sua attività terroristica: questo paese resta una parte del problema della radicalizzazione e del terrore nella regione, non parte della soluzione”.

Lei è considerata una delle donne che sta trasformando il mondo,come ha ricordato il Times qualche anno fa. Che mondo sta cercando di costruire?

“Il mondo, oggi, si trova ad affrontare la radicalizzazione della politica, la fame, l’odio e la violenza. I valori del mondo libero sono minacciati da elementi estremisti, e credo sia necessaria una leadership internazionale che si ponga in prima linea in questa battaglia per proteggere i nostri valori da chi vorrebbe vederli distrutti. Mi rendo conto che si tratta di una questione complicata: questa battaglia impone ai politici di occuparsi non soltanto della politica locale ma di partecipare a qualcosa che potrebbe anche non tradursi in alcun vantaggio politico o rivelarsi impopolare”.

Una ragione in più per “fare rete”, non crede?

“Per come la vedo io, siamo tutti sullo stesso fronte, un fronte i cui confini vanno tracciati sulla base dei nostri valori, non dei nostri interessi. Negli ultimi anni, è emerso con chiarezza che ogni problema locale che decidiamo di ignorare finisce col ripresentarsi: le masse di rifugiati siriani che arrivano in Europa ne sono un esempio eccellente. Ogni leader locale deve riconoscere le proprie responsabilità internazionali”.

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