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23 giugno 2017

ITALIANI SOTTO SCORTA. QUANDO LA NORMA DIVENTO’ LEGGE CON LA MORTE DI MARCO BIAGI

18 agosto 2015

Di Gaja Barillari – In seguito all’omicidio di Marco Biagi la norma sulla scorta è diventata legge.

Il 27 giugno 2002 il Parlamento italiano ha, infatti, istituito l’Ufficio centrale per la sicurezza personale, ovvero l’Ucis, chiamato a gestire in modo più efficace le scorte alle persone potenzialmente obiettivi di minacce o attentati.

Biagi, esperto di diritto del lavoro, consulente del governo Berlusconi, insegnante in diverse università italiane, era privo di scorta: venne ucciso dalle nuove Brigate Rosse due anni prima a Bologna, sotto casa sua, mentre era in bici, era il 19 marzo 2000.

Fu promotore di una riforma del mercato del lavoro emanata dal governo Berlusconi II, sotto la supervisione del ministro Maroni, ovvero la legge n. 30 del 14 febbraio 2003 “Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro”, più nota come Legge Biagi che introdusse il concetto di “flessibilità contrattuale”.

Ma a chi spetta la scorta in Italia e perché? Come si articolano i costi della sicurezza tra blindati e personale? Quanto è sottile il filo tra uso e abuso, necessità reale e status symbol?

In Italia tra il 2012 e il 2013 vi erano 600 persone sotto scorta fra politici, magistrati e giornalisti. Quel numero nel 2014 è sceso vertiginosamente a 200. Frutto della spending review. I costi, però sono sempre altissimi: circa 250 milioni di euro l’anno. Quasi 3 mila uomini tra carabinieri, polizia, guardia di finanza, corpo forestale affiancano quotidianamente ministri, magistrati, giornalisti, collaboratori di giustizia.

Ma sono tutti potenzialmente a rischio?

Tralasciando le più alte cariche dello Stato, sottoposte a tutela obbligatoria durante il mandato e per ulteriori 12 o 24 mesi dalla fine, e i ministri con portafoglio, la lista degli scortati è probabilmente più lunga del necessario.

Numerose le critiche verso chi ne usufruisce ancora come Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Renato Schifani, ex presidenti della Camera (i primi due) e del Senato. Due guardaspalle seguono ancora l’ex sindaco di Roma Alemanno, due Angela Finocchiaro e due Lorenzo Cesa. Scorta anche per l’ex segretario del Pd Guglielo Epifani, per l’ex premier Massimo D’Alema e per il già presidente del consiglio ed ex parlamentare, Ciriaco De Mita.

C’è chi va e c’è chi viene. A non usufuire più della scorta ‘è il “Capitano Ultimo”, il colonnello Sergio De Caprio, l’ufficiale dei carabinieri che arrestò il capo della mafia Toto Riina il 15 gennaio del 1993. Mentre è appena rientrata in un programma di protezione Lucia Borsellino, figlia del magistrato ucciso dalla mafia.

Cosa accade negli altri Paesi?

Negli Usa hanno diritto ad una scorta permanente presidente e vicepresidente. In Germania il capo dello Stato, il presidente del Bundestag, ovvero il parlamento federale tedesco, e i ministri. In Francia il Presidente dell’assemblea nazionale e quello del Senato.

Citiamo, in conclusione, un servizio andato in onda su Rai Storia sulle donne delle scorte, la prima ad essere uccisa è stata Emanuela Loi, morta nella strage di via D’amelio nel 1992 nell’attentato a Paolo Borsellino.

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