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25 giugno 2017

LA CINA (FINALMENTE) DICE ADDIO ALLA POLITICA DEL FIGLIO UNICO

03 novembre 2015

Sofia Peppi – Trentasei anni fa, nel 1979, la Cina decideva di introdurre la politica del “figlio unico”, ovvero il divieto di avere più di un erede.

A farle cambiare idea è il tasso di crescita drasticamente diminuito. In Cina, insomma, cresce la popolazione anziana.

Nel 1980 aveva 969 milioni di abitanti, oggi ne ha 1 miliardo 350 milioni. Ma il tasso di crescita della popolazione, rispetto a 35 anni fa, è più che dimezzato: era l’1,2% nel 1980, si ritrova appena allo 0,5% oggi, secondo i dati della Banca Mondiale.

Un livello davvero misero, doppiato di slancio dall’India (1,2%) e superato persino dagli Stati Uniti (0,7%).

Un tentativo di manipolazione sociale, quella del figlio unico, che si sta rivoltando contro la stessa nazione, che oggi vuole correre ai ripari.

Una politica di controllo delle nascite attuata dal governo cinese nell’ambito della pianificazione familiare per contrastare il fortissimo incremento demografico del paese. Questa riforma considerata in maniera controversa fuori dalla Cina perché la sua applicazione era spesso causa di abusi dei diritti umani.

Oggi viene rivista, perché a lungo andare si è dimostrata negativa sia a livello economico che sociale.

Ci sono, infatti, ulteriori ostacoli oggi da superare per le famiglie: in primis gli elevati costi del sistema di istruzione. Se non si rivedranno, rappresenteranno un ulteriore limite all’incremento della demografia cinese.

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