• Think News | rss
  • Think News | contatti
  • Think News | Flickr
  • Think News | YouTube
  • Think News | Twitter
  • Think News | Facebook
24 giugno 2017

LA FIGURA DI ROCCO CHINNICI, PADRE DEL POOL ANTIMAFIA

03 agosto 2015

Di Romina Rosolia – Come Falcone nel maggio del 1992 e Borsellino, nel luglio dello stesso anno, anche il magistrato siciliano Rocco Chinnici, nove anni prima, nel 1983, moriva allo stesso modo e nella stessa città, Palermo, con un attentato a firma di Cosa Nostra. Aveva 58 anni.

L’auto imbottita di tritolo uccise lui e gli uomini della scorta: il maresciallo Mario Trapassi, l’appuntato SalvatoreBartolotta, nonché il portiere dello stabile dove abitava il magistrato, Stefano Li Sacchi. L’unico superstite fu Giovanni Paparcuri, l’autista.

L’auto venne fatta esplodere il 23 luglio 1983, davanti alla sua abitazione.

Prima di morire, Chinnici ha lasciato una enorme eredità: è considerato il fondatore di una nuova fase storica, quella della lotta organizzata alla mafia attraverso il “pool antimafia”, un gruppo di magistrati impegnati in una stessa indagine.

Il progetto nacque da una sua intuizione, e inizialmente si avvalse della collaborazione di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello, ma successivamente sarebbe stato sviluppato da AntoninoCaponnetto, subentrato a Chinnici dopo la sua uccisione.

Ma Caponnetto abbandonò l’indagine per ragioni di salute, e limiti di età, alla sua sostituzione vennero candidati Falcone e Antonino Meli. Nel settembre 1987, dopo una discussa votazione, il Consiglio Superiore della Magistratura nominò Meli.

A favore di Falcone, votò anche il futuro Procuratore della Repubblica di Palermo, Gian Carlo Caselli, in dissenso con la corrente di Magistratura Democratica cui apparteneva.

Meli smantellò sostanzialmente il metodo di lavoro di Chinnici in dissenso con Falcone.

Il “pool antimafia” può rappresentare la premessa per la nascita della Direzione investigativa antimafia (Dia, attiva dal 1991), il cui motto è “vis unita fortior”, nell’unità la virtù assume maggiore forza, sorta proprio a seguito dell’intensificarsi della lotta alla mafia in Italia.

Chinnici, Falcone e Borsellino hanno lasciano al senso dell’azione della magistratura un patrimonio immateriale incommensurabile: fatto di uomini che investono tutto il proprio senso di responsabilità vero e profondo per contrastare uno dei mali della società, la mafia, a costo della propria vita.

Ti potrebbe interessare anche

Powered byOnlyYouAdvertising