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24 giugno 2017

LA GRANDE FUGA. E IN ITALIA IL «POSTO FISSO» SI VEDE SOLO AL CINEMA

08 gennaio 2016

Di Gaja Barillari – L’Italia è il Paese dove i giovani posso realizzare i propri sogni? A parte poche eccezioni, sembrerebbe proprio di no.

Ne è convinto l’Huffington Post che ha raccontato la storia di Roberto Carlino, ingegnere italiano di 26 anni rifiutato dalle aziende nostrane, ma assunto niente di meno che dalla Nasa, l’Ente Nazionale americano per le attività Spaziali e Aeronautiche.

Attraverso l’Huffington, il giovane Carlino ha dato sfogo al suo pensiero dicendo: «Nel nostro Paese non c’è spazio per i sogni».

E così, nonostante i dati leggermente confortanti sul calo della disoccupazione in Italia – diminuita a novembre di 1,2 punti percentuali su ottobre attestandosi al 38,1% – non c’è molto da esultare: restano, infatti, ancora migliaia le persone che pur cercando un’occupazione non ottengono risposta.

Tutto questo per dire cosa? Che forse il film di Checco Zalone sul mito del «posto fisso» è forse il colpo di coda di una generazione che ha già consumato quel che c’era da consumare, ma forse – anche – la rappresentazione di una mentalità, quella italiana, che in fondo in fondo ci crede ancora.

Meritocrazia/posto fisso, due volti della stessa medaglia? Non sarebbero d’accordo i giovani di oggi – e neppure Zalone in Quo Vado? – che pur avendo studiato, si accontentano di lavorare come camerieri in qualche ristorante, perché nessuno risponde alle loro mail di impiego.

C’è chi molla, c’è chi cambia strada, c’è chi va via dall’Italia facendo la scelta che si rivela più azzeccata. I giovani in fuga nel 2014 sono stati 101.297, con una crescita del 7,6% rispetto al 2013. Le principali mete di destinazione sono state Regno Unito, Germania e Svizzera.

Cosa ne sarà, allora, dell’Italia e del suo patrimonio giovanile? Prendere o lasciare: chi resta dovrà arrangiarsi, chi va via potrà dire di averci provato e, in molti casi, anche di esserci riuscito.

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