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25 giugno 2017

LA LEZIONE INGLESE

20 febbraio 2016

Di Mara Carfagna – Due anni di Matteo Renzi fatti di buoni propositi. Bisogna ammetterlo: ascoltare quello che Matteo Renzi dice spesso è gradevole, a volte anche condivisibile. Sempre proiettato verso la speranza contro la paura. Ultimamente dobbiamo dirlo, è un po’ ripetitivo, ma la sua narrazione resta seduttiva.

Il problema però è quando si passa dalle parole ai fatti, dalle promesse alle azioni, dal dire al fare.

Quello che Matteo Renzi fa, in tutti i campi, è deludente per inadeguatezza e superficialità e per quell’arroganza che rende il tutto inaccettabile.

Il Consiglio europeo ha partorito il topolino, l’accordo con il Regno Unito salva l’Unione ma mette senza pietà in luce i suoi limiti per non dire che si è evitato di affrontare la questione delle misure per gestire i flussi migratori.
Proprio la vicenda inglese dovrebbe imporci una seria riflessione sull’approccio che il nostro Paese sta adottando in Europa.
Gli inglesi sono stati capaci di condurre un negoziato complesso con competenza, concretezza e garbo istituzionale. Un capolavoro di abilità politica, diplomatica e negoziale.

Londra ha ottenuto ciò che chiedeva. Hanno ottenuto un risultato ammirevole per il metodo e apprezzabile per i contenuti, potendo alcune questioni rappresentare un vantaggio anche per altri Paesi europei.
Per carità si tratta di principi certamente non conformi all’idea, al sogno di un’Europa federale, ma dobbiamo fare i conti con l’Europa reale, con l’Europa che c’è, che è una struttura a geometrie variabili e a differenti velocità.

Certo per chi è europeista, l’Europa ideale non dovrebbe certamente essere questa, ma il percorso verso la costruzione degli stati uniti d’Europa è ancora molto lungo. E ha sbagliato chi in passato ha creduto di poter affidare il sogno dell’Europa unitaria solo e semplicemente ad una moneta unica.

Quello che voglio dire è che di fronte all’abilità della Gran Bretagna, l’approccio approssimativo e goffo dell’Italia sui dossier relativi all’economia, alla finanza, all’immigrazione, all’integrazione europea è stato semplicemente imbarazzante.

Nessuna concretezza. Nessun contenuto. Nessuna proposta vera, reale, nessun negoziato circostanziato. Solo richieste generiche, toni rissosi, slogan ad effetto e propaganda stantia.
La battaglia principale del nostro governo in Europa è stata sbagliata nel metodo e nel merito, è stata quella per chiedere più flessibilità, più margini di spesa. Non tanto e non solo per il 2016 quanto per il 2017.
E’ li che si gioca l’azzardo di Renzi, con le clausole di salvaguardia da sterilizzare di fronte ad una crescita inferiore rispetto alle aspettative. Renzi ha chiesto flessibilità per sostenere una politica economica sbagliata, che non ha portato risultati, perché l’Italia è maglia nera in Europa per crescita, disoccupazione ed investimenti.

Il Governo ha chiesto di sforare i parametri europei non per finanziare un percorso di crescita solido e virtuoso, una drastica riduzione della pressione fiscale e restituire ossigeno all’asfittica economia italiana, ma per dare 80 ero di qua ed 80 euro di là e 500 euro ai 18enni per rivendicare e riaffermare con orgoglio la cultura italiana. Quella stessa cultura che Renzi si affretta a nascondere per non urtare la sensibilità religiosa del Presidente Rohani quando viene in visita da noi.

Accanto a questo si è aggiunta l’incapacità di avviare con abilità e sapienza un negoziato tecnico e puntuale con proposte precise e concrete.
E così l’iniziale apertura di credito si è trasformata in insofferenza e ostilità.

Per carità questa Europa non ci piace. Chi crede nei principi di Ventotene non può riconoscersi in questa Europa, noi ci siamo battuti contro di lei e ne abbiamo pagato le conseguenze. Mentre la sinistra italiana rideva di come l’Europa trattava il nostro Governo e quindi il nostro Paese.
Ma se vuoi cambiare le regole di questa Europa devi avere autorevolezza, credibilità e visione, devi costruire le giuste alleanze. Devi batterti per affermare un codice di valori condiviso, non per finanziare le tue prebende.

Se fai propaganda, se alzi i toni, se crei confusione per ricavarne un reddito elettorale sei miope quanto coloro che alzano i muri all’interno della nostra Europa. Non funziona.
Stesso discorso vale per l’immigrazione. Va bene il merito ma è sbagliato il metodo.
E’ giusto chiedere che sia l’Europa a farsi carico del fenomeno, è giusto chiedere che i regolamenti di Dublino siano riformati. E’ giusto chiedere i ricollocamenti.

Ma Renzi non deve convincere noi. Si è chiesto Renzi il perché non riesce a convincere i suoi colleghi europei? Semplicemente perché non è credibile e non è autorevole. Se non sei credibile non sei in grado di far sentire la tua voce. La voce dell’Italia.

E allora non sei in grado di ottenere la riforma di Dublino, i ricollocamenti, i rimpatri europei e il controllo delle frontiere esterne con una guardia di frontiera europea.
Non sei in grado di tutelare gli interessi dell’Italia e di fare il bene dell’Europa.

A differenza della Gran Bretagna noi non riusciamo ad ottenere ciò che chiediamo perché anziché mettere in campo la cultura della negoziazione, abbiamo messo in campo quella della propaganda e degli slogan facili.

Non siamo credibili, non siamo autorevoli.

Il lapidario ‘non abbiamo un interlocutore’ pronunciato a Bruxelles è stato uno schiaffo in faccia all’Italia.
A differenza di quanto fece la sinistra noi non gioiamo per il modo in cui l’Ue tratta l’Italia. Noi siamo italiani, fieri, orgogliosi di esserlo, facciamo il tifo per l’Italia e proprio per questo chiediamo al Governo di cambiare i toni, il passo e il registro. Perché, anche se Matteo Renzi non è passato dalle urne è pur sempre il Presidente del Consiglio italiano e deve dimostrarsi degno di rappresentare un grande Paese come l’Italia e fino ad oggi non lo ha fatto.

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