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25 giugno 2017

LA ZONA D’OMBRA DELLA TECNOLOGIA. UN FUTURO DISTOPICO ATTENDE L’ITALIA?

25 gennaio 2015

Di Vittoria Dolci – Il progresso tecnologico è sempre più in stato d’avanzamento. Tanti i giovani che si cimentano nel mondo hi-tech cercando di reinventare quello che già esiste o di scoprire qualcosa di nuovo e utile al tessuto sociale odierno. Ne sanno qualcosa i giovani come Mark Zuckerberg e Larry Page e Sergey Brin che hanno fatto della tecnologia sul web la loro risorsa.

Ma spesso ci si dimentica di una sorta di zona d’ombra, un lato oscuro insito nell’era 3.0. Mentre la società odierna si lascia cullare dal ritmo frenetico dei media e delle loro scoperte ci si scorda che spesso la funzione democratizzatrice delle nuove tecnologie non è altro che un controllo sulle vite. Da questo assunto è partita la discussione alla Triennale di Milano, in occasione della due giorni “Il mondo che verrà, il mondo come è già, per una  critica della ragione tecnologica” curata da Matteo Bittanti e Gianni Canova. Quello su cui si punta è l’apertura al dialogo con “tempi che vanno oltre un tweet o l’aggiornamento di una conversazione”, come spiega lo stesso Bittanti al quotidiano Corriere della Sera.
Quello che sembra stagliarsi all’orizzonte è la distopia, un nuovo assetto mondiale, dove questa si insinua nel futuro come un disastro annunciato. Dato che non si è ancora verificato è possibile correggerlo e prevenirlo. Per spiegarla in maniera pratica le parole citate al convegno da Canova risultano eloquenti: “L’Italia è un contesto predestinato ad abbracciare nel giro di 5 anni quel futuro distopico già in atto a San Francisco: non ci sono più librerie, edicole e agenzie di viaggio. Le scuole stanno chiudendo. La tecnologia crea ambienti uniformi in cui il livello di disuguaglianza aumenta e la mobilità sociale è sempre più ridotta”.
In sostanza la tecnologia farà anche dei grandi passi avanti capaci di innovare in meglio l’esistenza quotidiana, ma dall’altra occorre prestare attenzione a non lasciarci fagocitare.

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