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25 giugno 2017

L’APARTHEID DEL LAVORO

29 dicembre 2014

Di Mara Carfagna – La premessa e la promessa di Renzi sulla riforma del Lavoro era quella di superare un “mondo del lavoro basato sull’apartheid”.

“Al termine dei mille giorni”, aveva dichiarato il premier lo scorso settembre, “il diritto del lavoro non potrà essere quello di oggi. Non c’è cosa più iniqua che dividere i cittadini tra quelli di serie A e quelli di serie B”. Beh, che dire? Se l’obiettivo era quello di creare un mercato del lavoro che colmasse le differenze e si fondasse sulla competitività tra tutti i lavoratori, allora possiamo tranquillamente convenire che il premier ha fallito su tutta la linea.

I decreti attuativi sul Jobs Act varati dal Consiglio dei Ministri dello scorso 24 dicembre toccano il lavoro privato, ma non quello pubblico. Come scrive condivisibilmente il Mattinale di oggi – la nota politica di Forza Italia alla Camera – “il governo si vergogna del Jobs Act al punto che cerca di farlo valere per meno lavoratori possibile. Non vale per i vecchi contratti, non vale per gli statali, quasi fosse un’atrocità anche solo la minima eventualità di licenziare i fannulloni dovunque si annidino e qualunque contratto abbiano. Con il risultato di dividere gli italiani in categorie con diritti e doveri diversi, qualcuno con il privilegio acquisito di essere un intoccabile perché nel blocco sociale della sinistra”.

Siamo alle solite: la facciata del Pd è diversa, ma gli interessi protetti son quelli di sempre. Per evitare lo scontro frontale con il sindacato si è deciso di non estendere il Jobs Act ai lavoratori pubblici, con il paradosso che chi paga le tasse avrà meno diritti dei lavoratori pagati con quelle tasse.

E allora la realtà, comunque Renzi ce la racconti, è che l’apartheid il premier non solo non l’ha cancellato, lo ha esteso ed amplificato. Prende la peggiore delle forme con una riforma del lavoro che oltre a non creare posti di lavoro, non fa altro che rafforzare il regime di diversità dei lavoratori privati e pubblici, vecchi e nuovi, giovani e anziani. E per quanto Renzi racconti – lo ha fatto anche nella conferenza stampa di fine anno di oggi – che “il pubblico impiego va cambiato”, la realtà è che ad oggi il pubblico impiego non cambia. Cambia il lavoro privato, vengono discriminate le partite Iva, gli imprenditori vengono tassati retroattivamente, ma il pubblico impiego non si tocca. E’ l’apartheid del lavoro, bruttezza.

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