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24 giugno 2017

L’APOCALISSE IN NEPAL

28 aprile 2015

  Di Mia Avieno – Non comprenderemo mai in base a cosa e perché Madre Natura scelga di scagliarsi con così tanta violenza su Paesi e popoli che hanno meno del poco e del nulla.
Nelle immagini che ci arrivano cerchiamo Dio. Ognuno il Suo. Ma in Nepal oggi Dio non c’è.
C’è l’Apocalisse. Raccontano di Paesi non ancora raggiunti dai soccorsi, sepolti da macerie e cupo silenzio.

Il Nepal già prima della catastrofe era tra i Paesi più poveri del mondo ed ora, dicono gli esperti, è tornato indietro di cinquant’anni per i danni subiti dalle infrastrutture.
La ricostruzione dalle prime stime toccherebbe i cinquemila milioni di dollari, ovvero l’equivalente al venti percento del prodotto interno lordo: gravissimo e insostenibile impatto per l’economia asiatica.
Con una rendita pari a mille euro annui pro capite, la disoccupazione al 40% e ora il devastante terremoto, il Nepal rischia di rimanere tra i paesi più sottosviluppati fino al 2022.

In questi giorni i numeri che ci colpiscono sono indubbiamente quelli legati alle vittime, ai feriti, ai dispersi ed altri conteggi possono sembrar una forzatura. Ma è fondamentale stabilire ora, in questo momento, tutti i piani di intervento necessari per rimettere il Paese in piedi.
C’è un popolo cui, in poche ore, è stato rubato il futuro e ci vorrà un decennio per poterglielo riconsegnare.

Ora è il momento dell’emergenza, dei soccorsi. È la lotta contro il tempo per salvare vite e scongiurare epidemie.

Oggi per una popolazione è il tempo delle lacrime.

Per noi è tempo di iniziare a “ricostruire”

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