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26 giugno 2017

L’ASSURDA TESI DELLO STORICO SAUDITA SULLE DONNE ALLA GUIDA

13 febbraio 2015

Di Mara Carfagna – Il divieto di guidare imposto alle donne saudite, uno di quelli che la nostra cultura fatica maggiormente a comprendere, è stato giustificato e “argomentato” in una intervista alla tv araba Rotana Khalijiyya dallo storico saudita Saleh al-Saadoon.

“Le donne occidentali guidano perché a loro non interessa poter essere violentate per strada. A noi sì. Per loro, invece, non sarebbe un grande problema. Nel nostro caso si pone un problema di natura sociale e religiosa”. E quando gli è stato fatto notare che lo stesso rischio esiste anche per quelle donne che viaggiano in macchina, accompagnate da autisti uomini, ha saputo replicare senza battere ciglio: “Bisognerebbe mettere alla guida le donne al posto degli accompagnatori uomini. Purché siano straniere”.

Le donne che guidano in Arabia Saudita sono soggette a pene di varia natura, persino alla fustigazione e da anni molte di loro stanno portando avanti una vera e propria lotta per il diritto alla guida. Cercano di far sentire la loro voce in tutti i modi, hanno lanciato campagne mediatiche e ogni volta si scontrano con questo arcaico divieto rischiando la loro vita e andando incontro a un trattamento che non viene certo riservato a quelle donne che, invece, restano sottomesse e rinunciano alla loro libertà.

E’ un giogo psicologico e culturale inaccettabile. Le parole di Saleh al-Saadoon ci fanno capire che la strada da percorrere verso il raggiungimento dell’emancipazione femminile in questi paesi è ancora tanta. Di fronte a questa situazione, ci chiediamo se gli sforzi della Comunità internazionale non siano troppo timidi in fatto di rispetto dei diritti umani. E attenzione, perché sarebbe gravissimo commettere l’errore di considerare questo tema subalterno ad altre questioni. Anzi, inaccettabile. Un segnale importante sarebbe un maggiore protagonismo su questi temi da parte della Mogherini che si trova, da donna, a ricoprire un ruolo chiave come quello di Alto Commissario Ue per gli affari esteri: quella per i diritti umani in Europa e nel mondo dovrebbe diventare una sua battaglia prioritaria.

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