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25 giugno 2017

LAVORO FISSO, IL TRAMONTO DI UN MITO. LO SVELA UNO STUDIO

23 luglio 2015

Di Sofia Peppi – “Una persona su tre in Italia non è interessata a un contratto a tempo indeterminato”.
È uno dei dati che emerge da una indagine presentata a Roma su «Il lavoro contemporaneo: nuove dimensioni delle relazioni e dei contratti di lavoro», realizzata dal Centro di ricerca sull’organizzazione aziendale dell’Università Bocconi (Croma) per conto di Manpower.

Da un lato, i giovani che hanno già esperienza di lavoro desiderano flessibilità e cambiamento di ruolo all’interno della stessa azienda, mentre gli studenti auspicano alta mobilità internazionale all’interno di una azienda di grandi dimensioni.

«Questi dati – commenta Stefano Scabbio, presidente e amministratore delegato di Manpower – indicano la potenziale presenza di una significativa richiesta di forme contrattuali a tempo determinato a fianco di quelle a tempo indeterminato. E anche una richiesta di chiarimento e informazione da parte di chi si accinge a entrare nel mercato del lavoro».

Nel panorama del mondo del lavoro ci sono due gruppi di lavoratori «in tensione»: uno che vorrebbe uscire dalla relazione di dipendenza a tempo indeterminato perché vorrebbe una maggior individualizzazione del rapporto e maggior partecipazione, l’altro che vorrebbe, invece, entrarvi per ottenere diritti e garanzie di cui è privo.

I numeri. Le aziende in termini di frequenza, offrono nel 31,8% dei casi lavoro a tempo indeterminato, nel 27,3% a tempo determinato, nel 18,2% contratti a progetto. Nel 9,1% dei casi si rivolgono a professionisti con partita Iva, nel 4,6% a contratti di somministrazione a tempo indeterminato, nel 3% dei casi, rispettivamente, alla somministrazione a tempo determinato, a contratti di inserimento, all’apprendistato.

Insomma, non sempre il lavoro fisso fa la felicità delle persone.
E i giovani italiani si stanno adattando a nuovi stili di vita. Di necessità virtù.

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