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25 giugno 2017

LEGGE 194, NON LASCIAMOLA IN MANO ALLA PROVVIDENZA

25 febbraio 2016

Di Elena Capra A metà gennaio nel silenzio più totale, con il decreto legislativo n.8 il reato di aborto clandestino è stato depenalizzato, e sono state aumentate le sanzioni amministrative per le donne e sottolineo per le donne, che vi ricorrono , in soldoni si è passati da 51euro a 5/10mila.

Ora inutile sottolineare che in Italia esiste una legge la 194/78, che considera, di fatto, l’aborto un diritto umano.

Ciò che invece è meno conosciuto è che stando alla relazione del ministero della Salute del 2013, la media nazionale dei medici obiettori di coscienza, che quindi rifiutavano di praticare l’Ivg per scelta personale, era del 70%, con picchi fino al 90% in alcune regioni, come Molise e Basilicata, ovvero nelle due regioni 9 medici su 10 sono obiettori quindi mai si presterebbero all’interruzione volontaria di gravidanza.

Ora un qualunque ospedale deve garantire l’applicazione della 194 per legge, ora supponiamo che a Potenza (una città a caso) e in tutta la sua provincia vi sia un solo medico (lo dice il Ministero) che effettui l’aborto e considerato che la popolazione femminile nella medesima provincia tra i 15 e i 49 anni (dati Istat)  è pari a 82.545 unità, e tenendo conto che  nel 2012, secondo dati sono forniti dal ministero della salute,  il tasso di abortività nazionale è pari al 7.9 IVG per 1000 donne di età compresa tra i 15-49 anni residenti in Italia, vi lascio il “piacere” di fare tristemente due conti.

Le premesse le ritengo necessarie, in quanto in questo strano paese, la legge consente di praticare l’aborto nelle strutture pubbliche, quindi la logica vorrebbe che una donna che intende interrompere la gravidanza possa recarsi in una qualunque struttura pubblica ed essere assistita in tal senso.

Ed invece non è così!

Come sempre riusciamo a fare leggi che riconoscono diritti sulla carta ma poi nella sostanza questi diritti non esistono (superfluo citare quanto accadde e accade tuttora con la Legge Basaglia s conosciuta come “legge 180”), ma ciò che più mi irrita ed indigna è che tutto questo avviene in strutture pubbliche.

Anni fa su un muro di un ex fabbricato Marelli a Sesto San Giovanni (Milano) lessi la scritta “la tua libertà finisce dove inizia la mia”  era evidentemente rivolto ad altro, ma il senso della frase non cambia il rispetto delle scelte individuali non possono consentire la negazione del diritto di ciascuno e questo vale sia per la donna in merito all’Ivg che per il medico che intende essere obiettore.

Ma c’è un ma, se lo Stato emenda una legge che consente l’applicazione della 194, quello stesso stato non può cancellare un diritto sancito accettando che all’interno degli ospedali pubblici vi siano medici obiettori.

La soluzione potrebbe essere semplice, i medici obiettori ( e non parlo solo di ginecologi, ma anche di anestesisti, cardiologi etc) non possono operare in strutture pubbliche, potrebbe essere la soluzione, ma quel pachiderma dell’albo nazionale dei medici, solleverebbe gli scudi, accusando il ministero di discriminazione.

Anni addietro con la leva obbligatoria chi sceglieva per l’obiezione perdeva alcuni diritti, ed inoltre era compito dello Stato garantire comunque la difesa e quindi un numero di militari di leva congruo, perchè non è così con i medici, ovvero garantire al’interno delle strutture che sottolineo essere pubbliche, un numero congruo di medici non obiettori.

Si sa che a pensar male si fa peccato ma qualche volta purtroppo ci si azzecca, ma non è che qualche medico così ligio formalmente alla sua obiezione, poi in qualche clinica privata che prontamente consiglierà alla sua ipotetica paziente, pratica l’Ivg?

Ma le mie sono certamente congetture…

Tornando alla depenalizzazione del reato di aborto clandestino, il grosso timore come sempre e come è stato è che chi può permetterselo le cliniche private sono ovviamente ben disponibili, quante negli anni pre 194 avendone le possibilità si sono recate ad esempio in Svizzera, chi invece non aveva alternativa o finiva in mano alle mammane (che nove volte su dieci erano macellai) o a medici senza scrupoli che per qualche lira erano disposti a tutto.

Non torniamo indietro ed è una supplica, non releghiamo sempre nell’angolo il debole, chi non ha possibilità e facoltà di trovare una via di scampo, non depenalizziamo l’aborto e aumentiamo le sanzioni alle donne che intendono abortire, sanzioniamo ogni singolo ospedale in cui la pratica dell’Igv non è garantita in base alle statistiche che lo stesso ministero pubblica ovvero quel 7.9 IVG per 1000 donne.

Non lasciamo che una legge dello stato rimanga solo parole su carta e poi il resto è lasciato alla provvidenza…

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