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26 giugno 2017

L’ITALIA ADOTTA IL “BAIL IN”, ANTICAMERA DEL PRELIEVO FORZOSO?

05 luglio 2015

Di Mia Avieno – Dopo che la Camera ha approvato nei giorni scorsi il cosiddetto provvedimento bancario “Bail in”, ovvero “garanzia interna”, con il voto contrario di Forza Italia e Movimento 5S, recependo una legge di delegazione europea, è arrivato immediato un comunicato stampa del Ministero dell’Economia quasi per rassicurare: “(…) La finalità della direttiva è quella di evitare liquidazioni disordinate, che amplifichino gli effetti e i costi della crisi, dotando l’autorità di risoluzione di strumenti che consentano un intervento precoce e efficace, riducendo al minimo l’impatto del dissesto sull’economia e sul sistema finanziario”.

In altre parole, si stabilirebbe la non rimborsabilità dei conti correnti al di sopra della cifra di 100mila euro tenuti in una banca che fallisce, e in cui né azionisti né obbligazionisti riescono a far fronte alle eventuali perdite.

Eppure la bibliografia internettiana è piena zeppa di articoli che mettono in guardia dal “Bail in”, visto più come l’anticamera del “Prelievo Forzoso”.

Uno spettro che si aggira anche sui conti correnti bancari ormai in rosso degli utenti greci, ma che per il momento sembrerebbe essere stato smentito dal ministro delle Finanze Yanis Varoufakis.

Ma tornando all’Italia, l’articolo 47 della Costituzione stabilisce che:
“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.

Se una banca va sull’orlo del fallimento è perché l’organo pubblico di vigilanza, ossia la Banca d’Italia, non ha svolto bene il compito di controllo: perché, quindi, dovrebbe essere la collettività a pagarne le spese?
C’è un voler correre ai ripari?
Che l’effetto Grecia sia già iniziato?

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