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23 giugno 2017

L’ITALIA NON PUO’ SGRETOLARSI COSI’. LA CALABRIA SI RIALZA DOPO IL NUBIFRAGIO

13 agosto 2015

Di Romina Rosolia – Il sereno dopo la tempesta. Oggi in Calabria è tornato il sole e il cielo azzurro. Ma il nubifragio violento di queste ore l’ha sconvolta. Da Nord a Sud la pioggia battente di agosto ha tenuto sotto scacco intere zone e città della penisola. Dopo Firenze, Rossano.

Auto come rottami vaganti per le strade delle città travolte dall’acqua, percorsi stradali cancellati e diventati fiumi, circa 800 tra turisti e residenti sfollati dalle loro abitazioni e dai loro alloggi. Milioni di euro di danni.

Ed in Calabria, si punta il dito proprio verso quelle strutture ricettive, principalmente campeggi, costruiti a ridosso degli argini dei fiumi. Il disboscamento rende sempre più indifesi i territori, così come è accaduto in queste ore nella zona di Rossano. Le problematiche connesse al dissesto idrogeologico sono una costante delle cronache italiane.

Questa volta, miracolosamente, non ci sono state vittime e al momento non risultano neanche dispersi. Soltanto qualche ferito lieve.
Ma l’Italia non può sgretolarsi così. Eppure è accaduto ed accade. La lista delle alluvioni nel nostro Paese è purtroppo lunga e costellata di perdite di vite umane.

Lo stesso accadde a Soverato nell’alluvione del 2000. Il bilancio fu di 12 morti. Il teatro della tragedia fu il camping Le Giare, alle porte dei Soverato, una trentina di chilometri da Catanzaro.

Il 3 luglio 2006 toccò ancora alla Calabria. Un violento nubifragio a Vibo Valentia: nel giro di pochi minuti la pioggia invase il centro e la zona marina. I morti furono quattro, tra cui un bambino di 15 mesi.

Il 2 ottobre 2009 toccò a Messina, Scaletta Zanclea, Santo Stefano Briga, Giampilieri messe in ginocchio da frane, crolli e allagamenti. Il bilancio delle vittime fu pesantissimo: 37 morti, tantissimi i feriti, oltre mille sfollati.

E poi ancora nel 2011 le dodici vittime nell’alluvione che devastò lo spezzino e la lunigiana. Le Cinque Terre vennero sommerse.

Nel 2011 di nuovo Messina, Barcellona Pozzo di Gotto, Meri e Saponara. Nello stesso anno toccò a Massa e Carrara. Nel 2012 alla Toscana con Grosseto, dove alcuni torrenti e il fiume Albegna strariparono.

Nel maggio del 2014 un’alluvione colpì le Marche, provocando due morti a Senigallia. Centinaia gli interventi per allagamenti, frane e smottamenti, evacuazioni di edifici pubblici e privati, soccorso ad automobilisti rimasti bloccati. Quest’anno nuovamente colpita e ferita Firenze e infine la Calabria.

Lo stato di calamità naturale non può non tener conto anche di una mappatura delle zone più a rischio. Un modo per prevenire future tragedie.

Qui il foto reportage sull’ultimo disastro a cura di Michele Amoruso.

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