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23 giugno 2017

LO SCANDALO DELLE MAIL CHE IMBARAZZA LA FAMIGLIA CLINTON E I DEMOCRATICI

09 marzo 2015

Di Monica Gasbarri – In America, mentre si dipanano i due anni di Governo “solitario” di Barack Obama – dopo la vittoria Repubblicana di MidTerm, Camera e Senato sono a maggioranza GOP e il presidente si è ritrovato nella situazione definita negli States dell'”anatra zoppa” – una vera e propria bufera si è abbattuta su quella che è la candidata democratica più probabile per la corsa alla Casa Bianca del 2016.

Hillary Clinton, che per il partito non ha mai avuto rivali, era il cavallo di razza sul quale puntare per la prossima sfida tra Repubblicani e Democratici; la chance migliore: prima donna presidente, ex Segretario di Stato; ex first lady; ampiamente in vantaggio nei sondaggi sul rivale più papabile, Jeb Bush. Per questo, quando è esploso lo scandalo dell’indirizzo mail personale utilizzato per fini lavorativi durante tutto il periodo in cui ha fatto parte del Governo, i democratici si sono visti crollare il mondo addosso. La situazione potrebbe essere più grave del previsto e, nel momento in cui si è ritirata fuori Bengasi e l’uccisione di Chris Stevens, è stato chiaro che trovare un candidato alternativo diventava di fondamentale importanza.

La stampa americana (non solo quella schierata da una parte, sia chiaro) si è subito buttata a pesce su questa vicenda; nel periodo in cui ha ricoperto il ruolo di Segretario di Stato, Hillary Clinton non ha mai avuto un indirizzo di posta governativo e ha fatto ricorso a un suo server personale appositamente installato nella sua abitazione di New York con almeno due conseguenze tangibili: la prima, e più evidente, è lo sprezzo delle leggi federali sulla trasparenza che imporrebbero di conservare traccia di tutti gli atti pubblici dei governanti; il secondo, non meno grave in un’epoca di leaks e pesanti attacchi informatici, l’aver messo a rischio la sicurezza, affidandosi a un server che, di fatto, metteva le comunicazioni a grave rischio.

La sentenza dei media? Nessun rispetto per la fiducia pubblica. Insomma, la famiglia Clinton ha dimostrato ancora una volta di giocare secondo le sue personali regole (critica che da sempre è stata rivolta loro). Lei, per correre ai ripari ha chiesto che le sue mail vengano pubblicate (previo vaglio governativo), a riprova del fatto che non ci sia nulla da nascondere, ma per una persona così avvezza al mondo della politica e perfettamente consapevole di tutti i risvolti di una simile azione, rimane una macchia difficilissima da cancellare e uno spunto troppo valido al quale i Repubblicani possono appigliarsi (soprattutto perché, essendo lei la sola candidata – anche se non ancora ufficializzata – forte nella sfida delle presidenziali, si moltiplicheranno gli attacchi nei suoi confronti, anticipando di molti mesi la campagna elettorale).

Ma c’è almeno un altro motivo per cui questa intera faccenda rischia di costare veramente cara ai democratici. La questione, infatti, ha interessato anche la Casa Bianca e il suo attuale inquilino, Barack Obama, che ha dovuto prendere le distanze e, ribadendo il suo essere favorevole alla trasparenza assoluta, ha dichiarato di aver scoperto dell’email-gate dai media.

Nonostante gli attacchi di Jeb Bush e le pressioni dei democratici che ora stanno mettendo in dubbio anche l’appoggio incondizionato alla ex first lady, la famiglia Clinton al momento tace: oltre alla dichiarazione di Hillary sulla volontà di pubblicare le 55mila pagine di mail, infatti, nessun altro accenno alla questione, mentre Bill è impegnato su un altro fronte d’accusa a spiegare i finanziamenti esteri alla sua fondazione Clinton (altro nodo scottante delle ultime settimane, specialmente perché i fondi provenivano dall’Arabia Saudita).

 

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