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25 giugno 2017

L’OFFESA SU FACEBOOK E’ COME A MEZZO STAMPA. LO HA SENTENZIATO LA CASSAZIONE

17 luglio 2015

Di Gaja Barillari – Il rischio, ormai concreto, è che Facebook – il social network seguito da 1,3 miliardi di utenti in tutto il mondo – sia ormai diventato uno sfogatoio.

Si postano frasi contro ingiustizie e torti subiti, ma anche manifestazioni di disagio a seguito di litigi, ad esempio, che appartengono comunque solo e soltanto alla vita privata.

Così, tutte le proprie insoddisfazioni e malcontenti verso qualcosa o qualcuno diventano il motivo principale per bersagliare “pubblicamente” gli altri di post al veleno.

Ma da oggi una sentenza limita questo tipo di utilizzo. La prima sezione penale della Corte di Cassazione si è da poco espressa su un caso specifico ritenendo che: “Offendere una persona scrivendo un ‘post’ sulla sua bacheca di Facebook integra il reato di diffamazione aggravata, esattamente come se l’offesa venisse portata dalle colonne di un giornale’.

C’è da ridimensionarsi. E c’è da andare a rispolverare regole semplici e basilari del vivere civile, magari lasciate nel dimenticatoio.

Onore, decoro, reputazione sono diritti inviolabili tutelati dall’articolo 2 della Costituzione secondo cui “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità (…)”.

Diritti che trovano una serie di linee di rispetto nel codice penale, attraverso – ad esempio – il reato di diffamazione (articolo 595 del codice penale), secondo cui “Chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516. Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate”.

Insomma, il diritto di cronaca – che sicuramente non ha nulla a che vedere con il racconto offensivo lasciato alle pagine di Facebook – pur essendo esso stesso un diritto inviolabile in base all’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di manifestare il proprio pensiero, deve rispettare tre punti fondamentali: la verità dei fatti, l’interesse pubblico alla notizia, la continenza formale, ossia la corretta e civile esposizione dei fatti.

Regole imprescindibili per un professionista, regole che allo stesso tempo salvaguardano il diritto a tutelare la propria reputazione e che garantiscono una corretta informazione.

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