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26 giugno 2017

«L’ORA DI PYONGYANG». LA COREA DEL NORD VA 30 MINUTI INDIETRO. LO VUOLE IL DITTATORE

19 agosto 2015

Di Emma Baldi – L’idea stravagante, in Nord Corea, di spostare le lancette dell’orologio indietro di mezz’ora è del presidente dittatore Kim Jong-un, personaggio controverso, accentratore, divenuto in pochi anni il detentore del potere assoluto del Paese che conta oltre 24 milioni e mezzo di abitanti. Solo la capitale, Pyongyang, ne ha circa 3 milioni.

Ventisette anni, afflitto anche da ipertensione e diabete, causati probabilmente da uno stile di alimentazione scorretto, un vizio visibile anche dal sovrappeso, Kim Jong-un autorizza esecuzioni sommarie soprattutto tra i gerarchi, tra cui suo zio Jang Song Thaek – sposato con la sorella di Kim Jong-il, il padre dell’attuale presidente, uno zio acquisito, quindi – ritenuto il numero due del regime e morto alcuni anni fa. Un modo per accentrare su di sé sempre più autorità, senza limitazioni

Kim Jong-un è, infatti, già segretario del Partito del Lavoro di Corea, presidente della Commissione di Difesa Nazionale (dall’11 aprile 2012), presidente della Commissione militare centrale (dal 27 settembre 2010) dal 30 dicembre 2011 è comandante Supremo dell’Armata Popolare Coreana.

In una persona, insomma, si concentra il potere assoluto di gestione di un intero Paese. Paese, i cui cittadini sono obbligati a lavorare tra le 12 e le 14 ore al giorno con salari bassissimi.

Ma il motivo del nuovo fuso orario? Sradicare la memoria del passato coloniale, proprio nel giorno in cui si celebra il settantesimo anniversario della liberazione della Corea dal Giappone, alla fine della seconda Guerra mondiale, il 15 agosto del ’45. Ed ancora, più probabilmente, un capriccio se si pensa che in Corea del Nord si rischia l’esecuzione anche per un solo dvd di contrabbando.

L’ultimo rapporto pubblicato dall’Istituto per la riunificazione, legato a Seul, rivela che in 13 anni sono state uccise 1.382 persone ritenute colpevoli di crimini contro il regime. Migliaia i prigionieri politici e militari morti nei campi di prigionia nordcoreani.

Secondo Human Rights Watch e Amnesty International, il livello di rispetto dei diritti umani è uno dei più bassi del mondo. Ciò, insieme ai dissidi con la Corea del Sud per la reciproca rivendicazione dell’intera penisola coreana, è causa di tensione con le nazioni occidentali.

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