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25 giugno 2017

MAI PIU’ HIROSCHIMA. 140MILA MORTI ED UN BONSAI CHE VIVE A 70 ANNI DALL’ATOMICA

06 agosto 2015

Di Gaja Barillari – Oggi per il Giappone è il giorno della commemorazione. Più precisamente l’ora della commemorazione: alle 8.15 in punto di 70 anni fa, era il 6 agosto 1945, l’aeronautica militare statunitense fece sganciare sulla città di Hiroschima la cosiddetta “Little boy”, la prima bomba atomica ad essere usata in un conflitto militare. Stamane ad Hiroschima alle 8.15 vi è stato il rintocco delle campane, poi un minuto di silenzio.

La bomba venne fatta esplodere ad un’altitudine di 576 metri con una potenza pari a 12.500 tonnellate. Little Boy provocò circa 140mila vittime su un totale di 350mila abitanti, negli anni seguenti a causa delle radiazioni furono 180mila le persone sfollate.

Oggi Hiroschima è completamente ricostruita, conta oltre 1 milione e mezzo di abitanti ed è divenuta una delle città industriali più importanti del giappone.

Il 9 agosto, a soli tre giorni dal primo disastro, toccò a Nagasaki. Le due città si trovano sulla costa ovest del Paese e distano tra loro circa 300 chilometri. Gli americani autorizzarono il lancio di un altro ordigno, “Fat Man”.

Stavolta Il numero di vittime dirette stimato fu tra i 100mila e i 200mila, quasi esclusivamente civili.

Per la gravità dei danni, diretti ed indiretti causati dagli ordigni, per le implicazioni etiche comportate dall’utilizzo di un’arma di distruzione di massa e per il fatto che si è trattato del primo e unico utilizzo in guerra di tali armi, i due attacchi atomici vengono considerati gli episodi bellici più significativi dell’intera storia dell’umanità.

Nell’immane tragedia umana c’è però una eccezione, un piccolo miracolo.

Dal 1625, un antico bonsai ha attraversato quattro secoli di storia del Giappone, fino a quando nel 1976 il suo ultimo proprietario Masaru Yamaki lo ha donato all’Arboretum’s National Bonsai and Penjing Museum di Washington per celebrare il bicentenario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti. Solo anni dopo, però, si è scoperto il valore particolarmente simbolico del gesto, taciuto dal proprietario al momento della donazione. Oltre a guerre e terremoti, infatti, il piccolo pino bianco è sopravvissuto proprio alla bomba atomica lanciata dagli Usa a Hiroshima durante la Seconda Guerra Mondiale.

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