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25 giugno 2017

MARCELLO DELL’UTRI, UN LEONE FERITO ABBANDONATO DA MOLTI AMICI

05 gennaio 2016

Di Gaetano Amatruda – Marcello Dell’Utri è rinchiuso nel carcere di Parma, lo stesso che ospita Toto Riina. Ha 74 anni e convive con un regime duro, in una realtà complicata. Non ho la competenza per sollevare la questione di diritto, non mi unisco al coro di quanti chiedono un atto di giustizia, mi auguro questo Paese abbia un tasso di civiltà utile a favorire un gesto di umanità.

Non sollevo la questione di diritto che è utile consegnare a chi ha maggiori competenze. Resto dell’idea che il reato di concorso esterno sia una aberrazione giuridica, un istituto a maglie troppo larghe.

Credo anche sia opportuna poi una riflessione più generale dopo il pronunciamento della Corte Europea dei diritti dell’uomo sul caso Contrada. I giudici europei hanno sollevato dubbi, un macigno giuridico, su condanne comminate per fattispecie di reato ‘introdotte’ per fatti antecedenti.

Resto fedele ai buoni propositi e non mi spingo oltre.

Per Marcello Dell’Utri auspico un atto di umanità.

Non ho mai conosciuto il senatore. Ho letto sue interviste, seguito la sua attività e questo mi consente di immaginare che a lui questa ipotesi non piacerà.

Sono certo troverebbe umiliante l’ipotesi di chiedere un atto di umanità e che come un leone vorrebbe continuare a battersi per chiedere giustizia.

Ma immagino un leone ferito, provato da una esperienza terrificante. Abbandonato da molti amici.

Immagino la sofferenza di un ‘uomo perbene’ fra le mura della casa circondariale di Parma.

Un uomo di cultura che ha contribuito a fondare un partito che per anni è stato il più votato del Paese e che ancora oggi rappresenta milioni di italiani. Un uomo del fare che ha partecipato alla fondazione di un gruppo imprenditoriale che ha dato lavoro a migliaia di italiani.

La sua non può essere considerata una storia criminale e quel passaggio delle sentenza che lo definisce un “uomo di particolare pericolosità sociale” è uno schiaffo a quanti hanno creduto in un progetto politico, ai lavoratori ed alla famiglie che vivono anche grazie alle sue intuizioni.

Una violenza, a mio giudizio, che va cancellata.

Confido nel Presidente Mattarella. Mi illudo possa avere la forza per promuovere una riflessione che superi lo scontro fra guelfi e ghibellini, fra bande politiche.

Il caso Dell’Utri non può appartenere alla logica dello scontro politico.

Mi auguro possano trovare forza e voce i garantisti autentici, gli intellettuali liberi. Una discussione franca potrebbe determinare le condizioni per un atto di coraggio del Quirinale.

In una bella intervista al Corriere della Sera, Fedele Confalonieri ebbe modo di dire, dopo aver promosso una riflessione sulla sua situazione, “non vorrei creargli dei problemi invece di aiutarlo”.

E’il mio cruccio. Ma la mia voce è flebile e non autorevole.

Questo da un lato mi consola e dall’altro mi affligge. Potrò fare davvero poco ma ho imparato dalla lezione di un altro leone, Bettino Craxi, uno stile di vita “io parlo e continuerò a parlare”.

Uno stile che ci rende liberi.

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