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23 giugno 2017

MIGRAZIONE O ESPATRIO FORZATO? UN FENOMENO AL LIMITE DELLA DISUMANITA’

01 ottobre 2015

Di Sofia Peppi – Ieri c’erano i volti in lacrime non solo degli italiani accampati sugli scogli di Ventimiglia per sostenere i migranti – il gruppo dei “no border”, rete europea contro la criminalizzazione dei migranti – ma i profughi stessi, una ventina, che si abbracciavano, si stringevano e piangevano perché costretti a separarsi.

Oggi, ci sono le nuove immagini dei bombardamenti russi in Siria, dove decine di civili rimasti a vivere lì, sono morti nei raid aerei. Nuove scene di urla e disperazione. Ecco che tanti altri saranno ancor più motivati a partire per l’Europa. Cause che aumentano i poveri in fuga e, paradossalmente, anche i muri e le incapacità di accoglierli.

Due esempi accostati tra loro che sorreggono quella che non è semplicemente una tesi ma una realtà sempre più concreta, ritenuta valida anche dal segretario di Stato americano John Karry.

Ovvero, che l’ondata di immigrati che stiamo ricevendo dal Mediterraneo non è un fenomeno naturale, non è una “migrazione” (come talvolta dicono anche i documenti Onu) equiparabile a quelle stagionali. Né siamo di fronte ad un fenomeno di “migranti climatici”.

Si tratta piuttosto di una “migrazione politica ed economica” quella a cui stiamo facendo fronte in questi anni e che sta mettendo a rischio la tenuta di Schengen, oltre al principio stesso di libera circolazione delle persone.

Siamo di fronte alla fuga da Paesi in guerra o sottoposti a dittature oppressive. Dal punto di vista economico si è alla ricerca di migliori condizioni di vita in Europa, soprattutto da parte di ceti medi africani e asiatici la cui crescita è soffocata da sistemi altamente inefficienti. E non si tratta solo o principalmente di migranti siriani.

Secondo recenti dati diffusi dal ministero dell’Interno, riguardanti il periodo 1 gennaio – 31 luglio 2015, il primo Paese di provenienza degli immigrati che bussano alle porte del nostro Paese è l’Eritrea, con 25.567 persone, il secondo è la Nigeria 11.899, il terzo è la Somalia 7.538, poi il Sudan 5.658, solo a questo punto arriva la Siria 5.495, poi il Gambia 4.837 e il Bangladesh 3.692.

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